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Rocca Baldesca

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December 17, 2013

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Rocca Baldesca

Rocca Baldesca è certamente tra i più scenografici castelli scomparsi della Sabina, posta com’è sulla cima di un rilievo (quota 238 s.l.m.) tra i letti di due torrenti – il Fosso di Rasciano ed il Fosso Salisano – che, dopo che il primo è confluito nel secondo, gettano le loro acque nel fiume Farfa poco distante da Rocca Baldesca.

Le sue rovine – dominate dal torrione pentagonale di cui restano in piedi tre lati – lasciano intuire come si trattasse di una fortificazione ampia la quale, nel tempo, era andata raccogliendo al suo interno anche la popolazione civile.

E’ proprio il torrione che caratterizza Rocca Baldesca: infatti spunta fuori in mezzo al bosco che ha inghiottito tutto il resto, in posizione elevata, perfettamente visibile dalla strada tutte curve che dalla pianura sale verso Salisano.

Come arrivare a Rocca Baldesca

Raggiungere Rocca Baldesca non è un gran problema, infatti ci si arriva praticamente in auto essendo il percorso a piedi di poche centinaia di metri. La cartina dell’Istituto Geografico Militare che fa per voi è il Foglio 357 Sezione III “Poggio Mirteto”.

Per capirci, lasciata alle spalle l’Abbazia di Farfa e procedendo in direzione Montopoli, superato a Granica il ponte sul Farfa, dovete girare a destra in direzione Salisano. Da questa strada si diparte dopo qualche chilometro la stradina che – attraversando la valle del Farfa ed il fiume stesso – collega Salisano a Mompeo. Non è una strada che definirei di “viabilità ordinaria”, ma perfettamente transitabile. Ad un cero punto, troverete un cartello turistico di legno che da qualche informazione su Rocca Baldesca che si trova qualche centinaio di metri al di là del cartello. Mi rendo conto che la spiegazione fin qui fornita non è di pronto impiego ma, con la cartina IGM in mano, diventa tutto molto chiaro.

Un’informazione utile: il colle di Rocca Baldesca va “attaccato” dal lato sinistro e vedrete che arrivare in cima non risulterà problematico.

La storia di Rocca Baldesca

Don I. Boccolini, monaco di Farfa, nella sua opera “L’Abbazia di Farfa, descrizione storico artistica” (pg. 29, Cap. V-I) ci racconta: “… sulla destra del Farfa, tra Salisano e Mompeo, ci si offre un altro lato caratteristico della vallata: Roccabaldesca, grosso paese costruito su aspra roccia, in posizione non felice, sia riguardo al clima sia alla propria indipendenza. Si trova infatti sotto lo sguardo, non sempre benevolo di due paesi, non sempre in pace tra loro, Mompeo e Salisano. Era un importante punto strategico per la difesa della vallata del Farfa. Fu tenuto a feudo da Tebaldo de’ Tebaldeschi, dal quale prese il nome. Aveva tre chiese (oltre a quella antica di San Tommaso Apostolo): Sant’Angelo, San Marcello e San Cipriano.

Le difficoltà della vita tra quei dirupi e la poca libertà indussero un bel giorno gli abitanti ad abbandonare il massa il paese ed a ritirarsi sull’alto Salisano. Roccabaldesca oggi (anno 1932) è un gigante scheletro che fa un triste contrasto con la bellezza orrida del luogo. Ecco il ponte levatoio che non avendo più nulla a custodire, dorme sul fosso asciutto; ecco le mura smantellate, le porte aperte, le abitazioni, le chiese invase da sterpi e da rovi. In origine Roccabaldesca fu denominato “Rocca” per poi divenire “Rocca tibaldesca” … in seguito divenne la Rocca monacesca o Monastica ed ancora più avanti si chiamò Rocca Baldesca o Ballesca”.

Se la ricostruzione è corretta, allora i primi documenti farfensi disponibili, risalirebbero alle metà del X secolo mentre l’archivio di Montopoli dispone di atti relativi a Rocca Baldesca fino al 1575, ovvero all’approssimarsi del periodo intorno al quale venne abbandonata dalla sua popolazione.

Giulio Silvestrelli, nella sua Città Castelli e Terre della Regione Romana (1914) ne ricostruisce puntualmente la storia, almeno per quanto ci consentono le fonti archivistiche:

“La tradizione la dice edificata da Teobaldo, romano. Da un documento riportato da Marocco (III, 71) risulterebbe edificata da Teobaldo Tebaldeschi “cives romanus”, in data antica, ma non indicata. Il documento è una memoria esistente all’archivio di Salisano. (I Tebaldeschi figurano nel Codice Ottoboniano2553, indocumenti ivi citati, dal 1365 al 1571). Pietra Balda figura donata a Farfa nel 1092 da Giuseppe di Rusticello e consorti, gli stessi che donarono Castelvecchio. E’ menzionata nel 1099 tra i feudi che tenevano i figli di Rinaldo conte (Cron. Farf. II, 215), per concessioni illegali fatte al loro padre. Rocca Baldesca o Tebaldesca figura confermata all’Abazia nelle bolle di Urbano IV (1262) e Benedetto XII (1339). Dalle carte dell’Archivio Vaticano (Arm. XI, caps. 6, n. 33) si rilava che l’Abazia ne rimase in possesso, seguendo il castello le vicende dei castelli rimasti ai Monaci. Durante il pontificato di Sisto V (1585-1590) vi si stabilirono per qualche tempo dei malviventi. Moroni (LX, 71) dice che Clemente VIII ordinò che fossero sfrattati”.

Le cose però non andarono per il verso giusto, infatti l’appena citato Moroni scrisse: “Il pontefice Clemente VIII (1592-1605) ordinò alle autorità locali di scacciare dal castello di Roccabaldesca quei banditi, ma purtroppo questi assassini non si mossero e non vollero ascoltare quanto gli era stato ordinato restando nel castello per lunghissimo tempo”. Fu così che gli abitanti di Rocca Baldesca preferirono, nel 1594, abbandonare il loro antico abitato per rifugiarsi nella più tranquilla Salisano.

Merita un’evidenza il documento dal quale il Moroni trae le sue informazioni e che riporta testualmente nel suo Dizionario di Erudizione Ecclesiastica vol. 60-71. Infatti, è una storia degli eventi che condussero all’abbandono di Rocca Baldesca custodita presso l’Archivio di Salisano.

Le chiese di Rocca Baldesca

Meritano un punto specifico le chiese presenti a Rocca Baldesca perché ci danno la chiara sensazione che si trattasse di una comunità abbastanza vitale.

Nel Registrum omnium ecclesiarum diocesis sabinensis del 1343 rileviamo: “Item accessit et visitavit ecclesiam seu cappellam –Sancti Angeli de Roccha Tebaldesca, quam tenet unus presbiter rector, capellam Sancti Marcelli, capellam Sancti Blasii del Montecilionis et capellam Sancti Cypriani; que ecclesie cum suis capellis faciunt unam procurationem domino episcopo sabinensi;”. Dunque, Rocca Baldesca disponeva, nel 1343, di una chiesa principale, tenuta da un sacerdote e di due ulteriori cappelle oltre a quella di Sancti Blasii posta però a “Montecilionis”, cioè fuori dal castrum. Più antica di tutte queste – e nel 1343 scomparsa o cambiata di titolo – la Chiesa di San Tommaso Apostolo la quale, però, non è più citata dal Registrum.

Maria Letizia Mancinelli nella sua opera dedicata al “Registrum” riporta atti custoditi nell’Archivio Diocesano di Magliano relativi ad ispezioni vescovili condotte nel 1567 e 1568 dove è citato Castrum Rocche Tebaldesche (AM n. 225, cc. 38-39) dunque ancora abitato coerentemente con il documento citato dal Moroni che colloca nel 1594 l’abbandono di Rocca Baldesca.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.