Saturday, Aug. 17, 2019

Santa Maria di Vallebona a Orvinio

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September 13, 2013

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Santa Maria di Vallebona a Orvinio

La Chiesa di Santa Maria di Vallebona non è particolarmente antica, essendo stata costruita intorno al 1643 “col solo contributo di elemosine elargite spontaneamente dagli abitanti di Orvinio”, come racconta Amaranto Fabriani nel suo “Il Libro di Orvinio“ ma porta certamente con se una storia di continua devozione.

Storicamente, è però interessante notare come l’edifico sacro sorga nel luogo dove un tempo si trovava il castrum di Vallebona (una cui torre si trova proprio in prossimità della chiesa) abbandonato poi nel XVI secolo, quindi non molto prima che si realizzasse la chiesa stessa. Per inciso – come si rileva dal Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis – il castrum aveva una sua chiesa intitolata a San Pietro ma, per le conoscenze che abbiamo oggi, non è dato sapere se Santa Maria sorse nel sito dove si trovava San Pietro o meno. Quello che invece sappiamo è che gli abitanti di Vallebona si trasferirono ad Orvinio e forse partì da essi l’idea di edificare (o riedificare) la chiesa; idea che la tradizione vuole (come vedremo) sia frutto di un miracolo.

Ma veniamo alla visita. A guidarci, molto meglio di me, sarà nuovamente Amaranto Fabriani: “la chiesa è a forma rettangolare, con annessa casa con le abitazioni per il Custode o Eremita e per il Cappellano, attualmente (siamo intorno al 1930) vi risiede solo l’Eremita, tale Timperi Augusto di Orvinio. Vi si accede da una unica grande porta a stipiti di pietra sormontata da timpano, situata nella facciata che guarda verso Orvinio … Sull’Altare Maggiore si ammira l’antichissimo affresco della Vergine che non è stato dipinto in loco dopo la costruzione dell’altare attuale, ma l’intonaco appare segato e quindi certamente è stato tolto da un altro edificio precedente ora scomparso. La Sacra Effige di S.Maria S.S.ma è rozzamente dipinta e rappresenta la Madre di Dio in atto di allattare il Divino Figliolo. … Nell’abside esistono vari affreschi, opera del cav. Vincenzo Manenti, insigne pittore orviniense; nella facciata di destra si ammira in grandi proporzioni, l’apparizione di un Angelo a S.Giuseppe, mentre questi è appoggiato al banco da falegname per annunciargli che la Madonna è madre di Dio per virtù dello Spirito Santo. L’affresco è molto sbiadito ed è prossimo a scomparire. Nella facciata di fronte “Adorazione dei Re Magi” … In alto a destra “La fuga in Egitto”. E’ un affresco meraviglioso sia per la realistica concezione che per il contrasto e la vivacità dei colori. Di fronte “La Vergine con Santi” … Al centro della volta, entro una ricca cornice ovale di stucco “L’Assunzione di Maria Vergine”.Nella lunetta in alto sopra l’Altare Maggiore l’affresco riproduce il Padre Eterno che stende sul mondo il braccio sinistro. A metà della Chiesa esistono due altari: quello nella parete di destra sormontato da una tela rappresentante la Visitazione opera del pittore Dino Mora da Caforno eseguita nell’anno 1932. Questa recente tela, tutt’altro che bella, è stata fatta in sostituzione di quella che esisteva precedentemente e che rappresentava lo stesso la Visitazione, ma essendo stata dipinta anche essa dall’insigne Manenti, era bellissima come tutti i suoi capolavori e che disgraziatamente è andata perduta … L’altare di sinistra che è situato di fronte a quello testé descritto, è sormontato da una meravigliosa tela del Manenti … Essa rappresenta l’apparizione della Vergine al Beato Stefano primo Eremita di Vallebona del quale si conserva un osso in un reliquiario della Chiesa Parrocchiale di S.Nicola di Bari di Orvinio”.

Ancora al’epoca nella quale Fabriani scriveva queste pagine: “Sul ligneo soffitto della Chiesa esistevano tre grandissime e stupende tele del Manenti contornate da cornici sagomate e riproducenti: quello verso la porta della Chiesa “Gesù che indica a S.Pietro la Porta del Paradiso, dopo avergli consegnate le chiavi. Al centro, di dimensioni più grandi degli altri due, “un Angelo che addita alla Vergine la venuta dello Spirito Santo”. Il terzo collocato verso l’Altare Maggiore, rappresentava S.Giovanni”. Quest’ultimo fu distrutto nel maldestro tentativo di staccarlo dalla sua sede per restaurarlo, degli altri due che oggi non sono più in sito (il tetto è stato recentemente rifatto) non so dirvi.

Per quanto attiene al mio (ininfluente) parere, mi permetto di dissentire con il Fabriani circa la qualità degli affreschi del Manenti: non mi sembrano dei suoi migliori (ammesso che non siano di allievi) come è possibile valutare confrontandoli con quelli di ben altro livello ospitati nella chiesa di Santa Maria de’ Raccomandati sempre ad Orvinio. Peraltro, spicca, nell’affresco dell’Adorazione dei Re Magi, una testa di re moro di fattura superiore. Ben migliore è l’olio dell’Apparizione della Vergine al Beato Stefano.

La tradizione vuole che il ritrovamento della Madonna di Vallebona (l’immagine della Vergine che allatta il Bambino posta sopra l’altare) e la conseguente decisione di edificare la chiesa  siano frutto di circostanze miracolose. Anche qui approfitteremo del racconto che ne fa il Fabriani: “Il paese di Vallebona andò in isfacelo e le mura diroccate divennero presto preda dei rovi e dell’edera. Un giorno un pastore di Orvinio recatosi a Vallebona, armato di scure saliva su di un rudero allo scopo di tagliare dell’edera che lo ammantava onde poter far nutrire le sue capre. Mentre menava un forte colpo per recidere un grosso ramo, fu scosso da un grido di donna, proveniente dal fitto fogliame, e nello stesso tempo si accorgeva che la lama della scure era intrisa di sangue. Lì per lì rimase allibito, ma poi fattosi coraggio, volle vedere cosa si nascondeva sotto l’edera. Strappate le foglie che ricoprivano il muro, scoprì la Sacra Effige della Vergine S.S.ma che grondava sangue come persona vivente, da una ferita sul lato sinistro del labbro inferiore, precisamente dove era stata colpita dalla scure del pastore. Anche oggi, dopo alcuni secoli, guardando la Sacra Immagine, si vede distintamente il labbro tagliato. Il pastore corse subito ad Orvinio a raccontare la prodigiosa visione e tutto il popolo si portò processionalmente a Vallebona. La Sacra Immagine fu tolta e portata nella Chiesa di Orvinio; dopo avervi celebrati dei solenni Vespri, in onore della Vergine S.S.ma, la sera fu chiusa la porta come al solito. La mattina seguente, il sagrestano recandosi ad aprire la porta della Chiesa, rimase sorpreso nel vedere che la Sacra Immagine portatavi la sera precedente da Vallebona, era scomparsa. Dato l’allarme ed effettuate delle pronte ricerche, la Sacra Immagine fu ritrovata a Vallebona, e precisamente nel posto primitivo dove fu scoperta dal pastore. Si pensò subito che la Vergine S.S.ma non voleva separarsi da Vallebona ed allora fu deciso di costruire l’attuale Chiesa della Madonna di Vallebona, collocando nell’Altare Maggiore la Sacra Immagine scoperta dal pastore.”

La storia della Madonna di Vallebona non finisce qui. Tutt’altro. Infatti, di essa vennero realizzate tre copie su iniziativa del frate cappuccino Giuseppe Antonio Lattanti da Trevigliano (nato nel 1668) il quale svolse la sua opera di predicatore tra il Lazio e l’Abruzzo. Nel 1720 Padre Giuseppe risiedeva nel Convento di Scandriglia ed essendo stato invitato a predicare proprio a Scandriglia, febbricitante, decise di fermarsi ospite nella casa di Pompeo Boccetti. Scrive a tal proposito padre Domenico di Sant’Eusanio nel suo libro “La città di rifugio dell’Abruzzo Aquilano”: “…il figlio di costui, bambino di appena otto mesi, avuta tra le mani un immagine di carta della Madonna di Vallebona, così strettamente se la teneva che a niun patto la volle ad altri consegnare se non solo a padre Giuseppe Antonio. Or costui rimanesse colpito dalla espressione dolce ed attraente della Vergine, o ravvivasse nel fatto del bambino qualche cosa di straordinario e quasi un avviso celeste, carissima si tenne quell’Immagine; anzi trovato in Roma un giovane pittore (Gabriele Mattei) gli affidò l’incarico di ritrarre le medesime fattezze su tela ed in proporzioni più grandi, avendo stabilito servirsi di quella Sacra Effige in tutte le Sante Missioni che gli sarebbe dato ancor predicare. Avuta poi la desiderata copia, tanto se ne compiacque che altre due similissime ne fece dipingere con intenzione di farne un devoto regalo a quei paesi che nel corso del suo Apostolato, più avesse visti infiammati nell’amore di Maria S.S.ma. E come aveva stabilito così veramente eseguì, recando seco dovunque nella sacra predicazione di quelle tre bellissime copie, e donando le altre due alla Collegiata di S.Marco di Bagno nell’Aquila (1723) ed alla Collegiata del paese di Antrodoco, la sua nominando, Vergine Consolatrice degli Afflitti, le altre Madonna S.S.ma del Popolo. .. La copia lasciata a S. Marco di Bagno è posta tuttora in venerazione alla Chiesa di S. Maria sotto il nome di “Madonna del Popolo Aquilano” è ritenuta dagli Aquilani molto miracolosa, e sappiamo che dallo stesso padre Giuseppe Antonio fu istituita un Congregazione di uomini e di donne, chiamata del S.S.mo Nome di Maria e che diventò numerosissima … Nel 1727 fu dichiarata (com)protettrice di Aquila..“.

Conclude, a proposito delle rappresentazioni della Madonna di Vallebona, Amaranto Fabriani: “Una superba incisione su lastra di rame levigatissima delle dimensioni di centimetri 21,5×19 di superficie incisa compresa la cornice, è conservata nella Chiesa Parrocchiale di S.Nicola di Bari in Orvinio. Essa riproduce fedelmente le dolci e angeliche sembianze della Madonna di Vallebona ed è stata incisa, come rilevasi dallo stesso rame, in Roma l’anno 1740, dal celebre incisore Girolamo Frezza di Orvinio”.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.