Friday, Sep. 20, 2019

Il Santuario di San Francesco a Greccio

Pubblicato da :

|

March 25, 2013

|

in:

Il Santuario di San Francesco a Greccio

Al di là che si possegga o meno il dono della Fede, visitare Greccio non può lasciare indifferenti. L’atmosfera di incredibile concentrazione che si vive negli stretti corridoi, nelle minuscole celle, il senso di raccoglimento e di preghiera sono ovunque. Come lo è la testimonianza di una scelta di povertà assoluta che non lascia dubbio alcuno. A Greccio si torna e si ritorna, cercando una serenità che pochi luoghi possono donare, insieme al desiderio di impegnarsi in un’esistenza che non sia solo rivolta a se stessi.

Il Santuario di Greccio: la storia

La leggenda vuole che San Francesco, durante il 1209 – lo stesso anno in cui fondò l’Ordine che porta ancor’oggi il suo nome – si trovasse sul Monte Lacerone, una delle alture che separano la conca reatina dalla Sabina, e sceso a valle per santuario di greccio rietipredicare agli abitanti di Greccio affidò ad un bimbo il compito di indicargli dove porre la sua dimora lanciando un tizzone ardente: il tizzone, miracolosamente, cadde ad oltre due chilometri dalla rocca di Greccio, e San Francesco più in alto del luogo ove oggi sorge il Santuario, nei boschi di lecci che lo sovrastano, costruì una capanna dove raccogliersi in preghiera.

La prima prova storica della presenza di San Francesco a Greccio, risale però a poco meno di quindici anni dopo, nel 1223. E fu un anno che segnò in modo immutabile le tradizioni della cristianità: fu infatti in quel Natale che – per la prima volta nella storia – proprio a Greccio, San Francesco rievocò la Natività di Betlemme dando origine a quel Presepe che ancora oggi anima le nostre case nelle giornate natalizie.

Greccio e il Presepio

San Francesco fece – anche in questo caso – la medesima scelta di assoluta povertà ed umiltà che contraddistinse tutto il suo cammino. Infatti, il primo Presepe ebbe luogo in una grotta nella roccia: quella che è l’attuale Cappella del Presepe, nucleo primigenio del Santuario. La tradizione vuole che proprio sulla roccia che oggi sorregge la mensa dell’altare, fosse stato posto il Bambino durante la rievocazione. Dall’inizio del XIII secolo, l’affresco (del 1409, attribuito al Maestro di Narni) che adorna la parete alle spalle dell’altare rievoca proprio quella notte: a sinistra San Francesco – in abito diaconale – adora il Bambino; alle sue spalle – vuole la tradizione – Giovanni Velita, signore di Greccio, il quale aveva appoggiato Francesco nel suo desiderio di rievocare la nascita di Gesù e, dietro il Velita, la moglie Alticama Castelli di Stroncone, il popolo di Greccio ed un sacerdote nell’atto di dire Messa. Nell’estremo angolo sinistro dell’affresco, in ginocchio, la Maddalena, protettrice degli eremiti. La parte destra dell’affresco rappresenta una “Madonna del Latte”, ovvero la Vergine nell’atto di allattare il Bambino.

Se la Cappella del Presepio rappresenta il nucleo primigenio del santuario, il complesso assolutamente scenografico di edifici torriformi addossato alla parete di roccia (e quanto sia stretto internamente lo si capisce immediatamente entrandovi) è però il risultato di diversi ampliamenti: i primi già subito dopo quel Natale del 1223 e ultimo assai di recente con la costruzione della Chiesa nuova nel 1959.

Del piccolo nucleo iniziale, oltre alla Cappella del Presepio, fanno parte pochi altri ambienti, tra di essi la cella del Santo: una nuda roccia su cui Francesco dormiva e la cui inimmaginabile durezza lascia un brivido lungo la schiena e più di qualche riflessione.

Greccio: la visita

Santuario di San Francesco a Greccio

Greccio – Cappella del Presepio

Al piano superiore, realizzata intorno nel 1228 (anno della santificazione di Francesco, morto solo due anni prima nel 1226), si trova la Chiesa a lui dedicata e quindi la prima in assoluto a portare il suo nome. Anche qui si respira il senso di un raccoglimento assoluto, un’atmosfera di semplice, totale, devozione. La Chiesa contiene diverse opere: tra queste una porzione di affresco (sec. XV) rappresentante San Francesco a Poggio Bustone nel momento della Remissione dei suoi peccati, un altro affresco raffigura il Beato Giovanni da Parma (1208 – 1289), ministro generale dell’Ordine francescano dal 1247 al 1257 (processato nel 1257 per essersi avvicinato all’eresia di Gioacchino da Fiore, si ritirò a Greccio, in una grotta nel bosco, dove rimase fino alla morte) . Assai particolare, infine, il grande leggio girevole sormontato da un “portalampada” orientabile il quale ospitava un tempo una candela.

Straordinario poi il Dormitorio di San Bonaventura da Bagnoreggio (1217 – 1274, e ministro generale dell’Ordine tra il 1260 ed il 1270): un lungo corridoio è suddiviso con strutture di legno in piccole, disadorne celle che hanno ospitato i frati dal XI secolo fino al 1915. La prima cella avrebbe ospitato anche il medesimo San Bonaventura e San Bernardino da Siena (1380 – 1444).

Terminata la visita della parte antica del Santuario, dal piazzale principale si accede alla chiesa della Vergine Immacolata, realizzata nel 1959 su progetto dell’architetto Carlo Alberto Carpiceci ed invero assai ben integrata nel contesto. Spiccano i due bellissimi portoni bronzei realizzati dal Maestro Lino Agnini uno dei quali ricorda il miracolo dei lupi che il Santo realizzò proprio a Greccio.

San Francesco e il miracolo del lupo

A proposito di tale miracolo, così ci narra l’Anonimo Reatino, (Actus Beati Francisci in Valle Reatina, IV, 14-20, acura di A. Cadderi, Ed. Porziuncola, 1999):

Quando egli dimorava nell’eremo di Greccio, gli abitanti di quel luogo erano vessati da molteplici malanni: branchi di lupi rapaci divoravano non soltanto gli animali, ma anche le persone; la grandine regolarmente, ogni anno, devastava

santuario greccio san francesco

Greccio – Dormitorio di San Bonaventura

campi e vigne. Durante una predica, l’araldo del vangelo disse a quella popolazione tanto afflitta: “A onore e lode di Dio onnipotente, mi faccio garante davanti a voi che tutti questi flagelli scompariranno; a una condizione però: che mi prestiate fede e abbiate compassione di voi stessi; dopo una confessione sincera, dovete fare degni frutti di penitenza. Vi avverto anche che, se sarete ingrati verso i benefici di Dio e ritornerete al vomito, il flagello si rinnoverà, si raddoppierà la pena e più terribile infierirà su di voi l’ira di Dio”. Alla esortazione di Francesco gli abitanti fecero penitenza e d’allora cessarono le stragi e si allontanarono i pericoli; lupi e grandine non causarono più danno. Anzi, fatto ancor più notevole, se capitava che la grandine cadesse sui campi confinanti, come si avvicinava al loro territorio, là si arrestava, oppure deviava in altra direzione. I lupi osservarono il patto fatto con il servo di Dio; né più osarono violare le leggi della pietà, infierendo contro uomini che alla pietà si erano convertiti: Ma solo fino a quando gli abitanti restarono fedeli ai patti promessi e non trasgredirono, da empi, le piissime leggi di Dio”.

Potrebbero anche interessarti gli articoli:

 

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

La Via degli Eremi di Monte Soratte
Chiesa dell’ Icona Passatora ad Amatrice
Le antiche chiese scomparse di Monterotondo

Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.