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Storia di un albero “sacro”

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May 30, 2013

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Storia di un albero “sacro”

Chi vive in terra Sabina ha un legame talmente stretto con gli olivi, che quasi non ci fa più caso; come in una famiglia, si cresce e vive vicino ai propri cari che ci si accorge della mancanza soltanto nel momento del distacco. Ebbene si, i Sabini e l’olivo sono intimamente connessi e collegati.

Ma la storia dell’olivo è ancora più lontana; profondamente legata a quella dell’umanità. Le origini di questo prezioso albero si intrecciano tra storia e mitologia, fino a confondersi. Comparsa per la prima volta probabilmente nell’Asia occidentale, la pianta dell’olivo si diffuse in tutta l’area mediterranea, dove il suo culto fu consacrato da tutte le religioni. Fin dai tempi più remoti l’olivo venne considerato un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, simbolo di pace e valore, l’olivo rappresentava nella mitologia, come nelle religioni, un elemento naturale di forza e di purificazione.

L’albero di Olivo nell’antichità

A conferma della millenaria storia dell’olivo ricordiamo come la tradizione pone di fronte all’antica Gerusalemme il “Monte degli Ulivi”, o come la bellezza di questa pianta sia cantata spesso nell’“Antico Testamento” (vedi libro del profeta Osea dove il Dio d’Israele è paragonato alla bellezza dell’olivo; cfr. Os. 14,7).

olivi sacri sabinaIn Grecia esistevano molti e fiorenti oliveti; particolarmente ricca ne era l’Attica e soprattutto la pianura vicina ad Atene. D’altra parte l’olivo era la pianta sacra alla dea Atena ed era stata lei che, in gara con Posidone per il possesso dell’Attica, aveva vinto facendo nascere l’ulivo dalla sua asta vibrata nel terreno. In suo onore si celebravano le feste dette Panatenee, durante le quali gli atleti vincitori delle gare ricevevano anfore contenenti olio. L’olio attico era considerato tra i migliori; ma si apprezzavano molto anche gli olii di Sicione, dell’Eubea, di Samo, di Cirene, di Cipro e di alcune regioni della Focile. Le olive costituivano inoltre la ricchezza della pianura di Delfi sacra ad Apollo.

Le zone della Magna Grecia dove più florida era la coltura dell’olivo erano quelle di Sibari e di Taranto; nell’Italia centrale, si segnalavano in primo luogo il territorio di Venafro, quindi la Sabina e il Piceno.

Le evidenze linguistiche, letterarie ed archeologiche permettono di affermare che, già fra l’VIII e il VII sec. a.C. non solo la coltivazione dell’olivo era praticata, ma esistevano colture organizzate che, grazie al clima mediterraneo, ben presto permisero la formazione di un surplus destinato agli scambi. L’olivo fu considerato da sempre un albero di profondo valore sacrale, gli antichi lo sapevano bene, visto che non solo lo accostavano a questa o quella divinità, ma offrivano alcuni di questi alberi al sacrum-facere.

Alcuni olivi venivano consacrati e il raccolto con il relativo olio veniva usato esclusivamente per il culto; a testimonianza di ciò sottolineiamo quanto scritto da un oratore greco antico, Lisia (Atene 445 a.c.; 380 a.c.) a proposito di un olivo sacro. Questo autore  racconta, in una sua orazione, di un piccolo proprietario terriero incolpato di aver sradicato un olivo sacro dal proprio terreno, un’accusa grave ed infamante, che prevedeva (secondo la legge rimasta in vigore fino a IV secolo a.C.) la morte per chi avesse abbattuto o sradicato un olivo sacro anche se secco. La conduzione degli olivi era controllata dai vigilantes che segnalavano eventuali infrazioni.  Lisia – VII Areopagitico – Discorso di difesa sull’olivo sacro

Cose antiche, si potrebbe pensare, ma non è così.

Affascinante sapere che la religione cristiana continuava in qualche modo l’usanza di consacrare alcuni olivi. Probabilmente come retaggio di culti pagani, alcuni olivi venivano donati da privati alla chiesa per usufruire dell’olio che se ne produceva per il culto; ci si facevano gli olii sacri, e si usava per mantenere accesa la lampada del Santissimo Sacramento o i vari lumi degli altari secondari delle chiese parrocchiale o dei monasteri.

Olivo e religione cristiana

Interessante trovare nella visita del Cardinale Andrea Corsini del 1786 l’esistenza di questi alberi sacri. Nel tomo riguardante Correse (Corese Terra – frazione del comune di Fara in Sabina Rieti) si parla di svariati alberi esistenti su vari terreni privati destinati a tale scopo; “alberi sacri che a memoria d’uomo non si ricorda chi li avesse donati”. Particolarmente interessante scoprire che questi alberi erano contrassegnati per uno scopo unico (ad esempio quelli destinati al lume dell’altare della Croce aveva scolpito sul tronco una croce).

In alcune lettere dell’archivio parrocchiale di Corese Terra, si ritrova la presenza di questi alberi ancora esistenti negli anni trenta del secolo scorso (il parroco chiedeva il permesso alla curia diocesana di poter venderne alcuni, ai proprietari dei terreni dove erano ubicati, per poter risanare i conti della parrocchia).

Olivi Sacri della Sabina

olivi sacri sabinaEntusiasmante è ritrovare ancora in vita uno di questi alberi che nonostante sia stato abbandonato per decenni, nonostante le intemperie dei secoli passati, nonostante i proprietari del terreno che lo ospita siano cambiati, lui è li; distrutto, derelitto, ma vivo. Questo albero è presente su un terreno privato, in località Franzoni, lungo la strada che collega Corese Terra a Borgo Quinzio, salvato per un soffio dalla realizzazione di una pista ciclabile (che in quel punto ha subito una piccola deviazione).

Solitario (dalla visita Corsini risultavano su quel pezzo di terra cinque olivi destinati a tal fine), abbandonato (ma non per molto visto la sensibilità dimostrata dai nuovi proprietari) segno indelebile di un legame profondo tra lui, l’uomo e la cultura Sabina.

 

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Due parole sull'autore

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Oliviero Riggi

Oliviero Riggi, cultore di storia della Sabina, ha conseguito la tesi di Licenza in filosofia presso la Pontificia Università Salesiana, con una tesi dal titolo Storia e libertà nel pensiero di Luigi Pareyson, nel 1999, e ha concluso gli studi di filosofia con una tesi di dottorato dal titolo Ideoprassi cristiana per una società alternativa nel pensiero di Tommaso Demaria; implicanze filosofiche, nel 2010. Autore di diverse pubblicazioni, è attualmente impegnato nella diffusione e valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva Sabina Dop.