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Torricella Sabina

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August 15, 2013

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Torricella Sabina

Torricella Sabina deve con tutta probabilità la sua origine al fatto di trovarsi sul percorso della antica Via Salaria il quale, nei pressi di questa località, è accuratamente ricostruito da Niccolò Persichetti nella sua opera La Salaria nei circondari di Roma (1910): “… sappiamo con certezza che l’antica via Salaria, dopo aver attraversato l’abitato di Poggio San Lorenzo e passata la contrada Carnevale, si dirigeva in un colle boscoso chiamato “Costa della Ceca”, entrando poi nella macchia degli eredi dell’Avv. Gaetano Filippi ed andava a gettarsi in una valletta (a sinistra boscosa ed a destra invece coltivata a viti alberate). Proseguendo per Rieti la Salaria attraversava i terreni dei sigg. Filippi, Pidorri, De Angelis, compresi anche quelli della Parrocchia dell’Ornaro; il percorso di questa strada infatti, partendo da Ponte Buita, toccava il paesello di Torricella, e dopo una lunga curva, raggiungeva la località denominata “L’Osteria di Colonnetta”, ed il percorso era molto più breve di quello attuale”.

Il Palmegiani (Rieti e la Regione Sabina – 1932) riferisce, in proposito dell’origine del nome, che esso non sia dovuto, come verrebbe da pensare, alla presenza di un manufatto difensivo, ma: “secondo la leggenda, sembrerebbe che dove è sorto questo paese ci sia stato un monumento funebre dedicato ad una non meglio identificata “Celia”; ancora oggi il sigillo parrocchiale porta la scritta Turris Celiae”. Il problema è che questo elemento, ripreso da diversi autori, non ha fin qui trovato una datazione precisa.

Viceversa, grazie alle fonti dell’Abbazia di Farfa, conosciamo bene gli accadimenti intorno all’anno Mille. Infatti, secondo il Regesto, nel 1019, l’Abate Ugo I ebbe in dono “portione de ipso castello quod dicitur Turricella, quod est iuxta fluvium Lubricum” da “Tedemarius filius Gizonis”. Usurpato dai feudatari, Tassone del fu Donadeo ne diede due parti all’Abbazia nel 1086. Successivamente, l’abate di Berardo II (1090-1099) lo concede in enfiteusi ai figli del conte Rainaldo (Regesto Farfense, Vol. ll, pg. 222-32): “ … hec sunt castella que de iure nostri monasterii possidente filii comitis Rainaldi: Tophiae, Nerula, podium Sancti Petri, Trebule, castellum Ilperini, castellun de Ugo, Ginestram, duas partes de Turricella, et in castellum de Leto partem Tassonis”.

Il castello figura ancora nei beni dell’Abbazia di Farfa nel diploma dell’Imperatore Enrico II (1019). In un momento imprecisato, Torricella diviene feudo dei Brancaleoni de Romania i quali disponevano di possedimenti su ambo i lati della Via Salaria (nel XIII secolo erano signori anche di Castelvecchio, oggi Castel di Tora) e certamente anche della Rocca di Ornaro a partire dal 1254. Questa famiglia, aveva possedimenti anche in quella parte del distretto di Roma che in quei secoli era detto, appunto, “Romania” e da questo prese il nome.

Nel 1444 Francesco e Paolo Brancaleoni del fu Giovanni Andrea dei Brancaleoni di Monteleone Sabino donarono Torricella, insieme al castello di Casaprota (o Caligrotta) e parte del castello di Monteleone e di Castel di Rocca Salice, alla sorella Simodea andata in sposa, nel 1441, ad Orso Cesarini figlio di Andreozzo. I rapporti in famiglia volsero però al peggio, cosicché i due si ripresero il castello di Torricella per cederlo successivamente a Giacomo di Cecco Brancaleoni il quale, quarant’anni dopo, nel 1483 lo rivendette (per una metà) a Gabriele Cesarini il quale altri non era se non il figlio di Orso Cesarini e Simodea Brancaleoni nell’anno 1483. Anche Torricella figura tra i castelli di Gabriele Cesarini confiscati dal Papa Alessandro VI Borgia nell’anno 1501 ma, con la fine dei Borgia, tornò ai Cesarini.

Nel 1673 con il matrimonio di Livia Cesarini (figlia primogenita di Giuliano Cesarini e Margherita Savelli) e Federico Sforza (figlio di Paolo Sforza ed Olimpia Cesi), Torricella divenne uno dei feudi della nuova casata denominata appunto Sforza Cesarini che ne rimasero i feudatari fino al termine di questo sistema di governo.

Per chiudere l’excursus storico, una curiosità simpatica emerge dagli atti della Visita Apostolica del 1573 – 1574 alla Diocesi di Rieti curati da Vincenzo Di Flavio e recentemente pubblicati: “Nei paesi i bambini poco frequentavano (il catechismo ndr) perché mandati a pascere il bestiame, come testimonia, ad esempio, il parroco di Torricella nel 1576, il quale dice che non fa dottrina appunto <perché li putti in questo loco vanno in campagna a guardar li bestiami>; promette, però, di farla in avvenire e di <sonar le campane in segno che debbono venire>”.

La visita

La Torricella sette-ottocentesca si estende lungo il corso che conduce all’antico nucleo fortificato medievale: un piccolo arroccamento che sfruttava (come è chiaramente visibile ancora oggi passeggiandoci intorno) la sommità di un naturale tondeggiante sperone roccioso. Con tutta probabilità il livello del terreno era diverso da quello di oggi e l’accesso alla rocca era difeso da un ponte levatoio non più in sito. Nella seconda metà del XV secolo,  i Cesarini  vi eressero un palazzo, appoggiandolo alla torre di guardia (ancora oggi lì ma avendo cambiato uso, in quanto divenuta abside della chiesa parrocchiale). Una loggia, consente il collegamento diretto tra i palazzo e la chiesa mentre un arco immette nell’antico borgo.

La parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista figura nell’elenco del 1398 delle le chiese appartenenti al Vescovo di Rieti. La facciata a capanna è arricchita da un rosone intagliato con due cerchi concentrici ad archetti suddivisi rispettivamente da 8 e 16 colonnine tortili.

Gli atti della Visita Apostolica appena citata, ci permettono di rilevare come già a metà del XVI secolo fosse attiva a Torricella una Confraternita dedicata, appunto, a San Giovanni Decollato.

 

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.