Monday, Oct. 21, 2019

La Triade Capitolina di Montecelio

Pubblicato da :

|

April 16, 2014

|

in:

La Triade Capitolina di Montecelio

Apparve prima una testa, al centro. Una testa virile con una cascata di riccioli fluenti, una barba maestosa che incorniciava un volto severo e imponente, poi un’altra, coperta da un elmo corinzio che sovrastava il volto duro eppure delicato di una vergine guerriera. Da ultimo apparvero le fattezze solenni, regali e al tempo stesso soavi di una sposa divina, assisa a fianco degli altri personaggi”. (dal racconto di Valerio Massimo Manfredi  “Gli dei dell’Impero”in Archanes e altri racconti, Mondadori 2010).

triade capitolina montecelioIl gruppo scultoreo della Triade Capitolina, esposta nel Convento di San Michele a Montecelio dall’aprile 2012 ed affidata con regolare autorizzazione del MIBACT all’Amministrazione Comunale di Guidonia Montecelio dallo scorso anno, rappresenta per tutti noi che la osserviamo un documento di grandissimo valore. Innanzitutto, come è evidente,  dal punto di vista iconografico poiché si tratta della rappresentazione più completa a tutto tondo del gruppo di divinità tutelari dello Stato romano: Giove al centro, Minerva alla sua destra e Giunone a sinistra  sono descritti con tale dovizia di particolari che l’osservazione del la scultura richiede  un certo lasso di tempo per coglierli tutti. Esistono raffigurazioni su medaglioni, rilievi, monete, ma pochi sono i frammenti di statue quasi tutti provenienti dai numerosi templi (Capitolia) dedicati alla Triade.

Non è secondaria l’ammirazione e la gratitudine per le forze dell’Ordine, in questo caso per i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio triade capitolina montecelioartistico, il cui lavoro di investigazione ha reso possibile, con l’operazione “Giunone”,  il recupero del gruppo della Triade Capitolina rapinato a tutti i cittadini italiani che hanno a cuore la loro cultura nazionale perché fonte di comune identità, da uomini privi di scrupoli. Sì perché proprio da uno scavo clandestino nella tenuta dell’Inviolata, raccontato con consumata maestria dall’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, si dipanarono tanti risvolti che ancora oggi, a distanza di vent’anni, siamo ancora attratti da tutta la vicenda come fosse un romanzo giallo con tutti gli ingredienti enti al posto giusto (la Triade Capitolina nei panni della vittima, gli assassini  i suoi trafugatori, gli investigatori  i Carabinieri con soluzione finale positiva).

Non è nemmeno da trascurare, ma anzi da porre in risalto, la capacità di una cittadinanza, quella nel cui territorio avvenne negli anni ’90 il furto, di aver saputo mantenere sempre vivo il desiderio di poter recuperare prima o poi il prestigioso simulacro, desiderio avveratosi come già detto lo scorso anno.   Quindi mentre osserviamo il pregevole gruppo nell’ultima sala del Museo Rodolfo Lanciani non dobbiamo dimenticare che vi si fondono molti elementi positivi alcuni dei quali si riassumono nello stato di conservazione e nella ricchezza descrittiva, nel senso dello Stato e nell’attaccamento alle proprie radici.

Breve scheda della Triade Capitolina

Il gruppo della Triade Capitolina è scolpito in marmo lunense, alto cm 90 per 120, la profondità è di 60 cm. Risulta  molto lacunoso sia per quanto riguarda le figure delle divinità sia per gli attributi che le accompagnano. Minerva è priva del braccio destro dalla spalla all’avambraccio, manca il braccio sinistro di Giove, rotto all’altezza dell’omero;  Giunone manca dell’avambraccio destro. Sono riscontrabili fratture e sbrecciature nelle teste di tutte e tre le divinità. Una frattura interessa anche il sedile e la spalliera. Una delle zampe del trono fu restaurata già anticamente. Gravi lacune si notano anche nelle piccole Vittorie di cui solo quella che incorona Giunone appare meglio conservata. Gli animali sacri ai piedi delle divinità sono anch’essi privi di molti elementi. Le tracce di colore indicano che il gruppo doveva essere policromo. Il restauro fu eseguito dall’Istituto Centrale per il Restauro.

triade capitolina montecelioSu un unico sedile con spalliera sono collocate le divinità tutelati dello Stato romano: Giove al centro, Giunone alla sua sinistra, a destra Minerva. Ciascuna delle figure porta con sé gli attributi canonici ed è accompagnata dall’animale sacro che si posa sulla base del sedile. Giove, a torso nudo, indossa solo da un mantello che dalle spalle scende a coprire le ginocchia; con la mano appoggiata in grembo sorregge un fascio di fulmini e con la sinistra tiene lo scettro. Un’aquila ad ali spiegate, posta tra Minerva e Giove, ha il capo rivolto verso il dio. Giunone, vestita con un chitone allacciato sotto il seno, ha il velo trattenuto da un alto diadema; con la mano destra sosteneva una patera e con la sinistra uno scettro; ai suoi piedi troviamo il pavone con la sua larga ruota, assolutamente liscia priva di caratterizzazioni. Anche se è ciò è stato messo in relazione con una mancanza di rifinitura, si potrebbe pensare che il piumaggio fosse reso con la pittura che come si evince dalle tracce, ricopriva il gruppo.  La dea Minerva, vestita come Giunone, doveva afferrare la lancia con la mano sinistra mentre con la destra sorreggeva l’elmo corinzio sollevato sul capo, particolare gesto che come nel caso di un piccolo rilievo in travertino del Museo Nazionale Romano con raffigurazione di Triade assai simile è stato interpretato come segno di epifania; sulla base del sedile è accovacciata la civetta sacra alla dea.

Dietro il capo di ciascuna divinità erano tre piccole Vittorie, oggi conservate quasi esclusivamente nella parte inferiore, che incoronavano gli dei rispettivamente Minerva con foglie di alloro, Giove con foglie di quercia e Giunone con petali di rose. Numerosi gli studi condotti sulla Triade Capitolina (cui si rimanda per completezza di informazioni in bibliografia) che doveva essere collocato in una villa di ampie proporzioni nella tenuta dell’Inviolata. Scavi condotti negli anni Novanta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio hanno parzialmente messo in evidenza strutture in base alle quali si può definire un’estensione del complesso di circa 10.000 mq., ed una serie di fasi edilizie che permettono di precisare che si tratta di una residenza frequentata dal I secolo a.C. alla piena età imperiale.

Il gruppo scultoreo, trafugato nel 1992 e recuperato nel 1994 dal Nucleo Tutela P.A. dei Carabinieri, riveste fondamentale importanzatriade capitolina montecelio per la integrità dei particolari acquistando, pertanto, un altissimo valore documentario pur se l’opera complessivamente rivela attraverso i particolari non finiti, l’uso insistente del trapano e le rigide pieghe dei panneggi un’esecuzione di buon livello artigianale.

E’ stata avanzata l’ipotesi di una collocazione del gruppo marmoreo della Triade Capitolina nel Larario della villa, avvalorata dalla possibilità che la consunzione del piede destro di Minerva sia dovuta probabilmente all’uso di toccare per devozione la divinità. Si tratterebbe, pertanto, della prova di una trasmissione di un culto tradizionalmente pubblico in ambito privato, sia pur di altissimo livello. La scultura, ispirata a modelli classici, in base alla tecnica esecutiva è stata posta tra il 160 e il 180 d.C.

Potrebbero anche interessarti:

Bibliografia:

A.M. Reggiani, Gruppo scultoreo con rappresentazione della Triade Capitolina, in BollArch, 11-12, 1991 (1994), pp. 215-218; E. Moscetti, M. Melis, Archeologia e Culto, in Annali dell’Associazione Nomentana Storia e Archeologia, 1994, p. 26 ss.; A. M. Reggiani, S. Gatti, La Triade Capitolina di Guidonia, Roma 1998; La via Cornicolana. Paesaggi, monumenti, musei, a cura di E. Moscetti, Guidonia Montecelio 2001, pp. 45-46;  N. Agnoli, Museo Archeologico Nazionale di Palestrina. Le sculture, Roma 2002, pp. 118-127; inoltre: S. Gatti, Indagini preliminari nell’area della villa romana dell’Inviolata a Guidonia, in Ibid., pp. 218-221; per le ricerche topografiche nell’area cfr. Z. Mari, Tibur III, Formae Italiae, Roma 1983, n. 45, pp. 103-110.

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

Gli Etruschi: quali origini ?
Il miliario della Salaria al Masso dell’Orso
Museo Archeologico di Magliano Sabina

Due parole sull'autore

Maria Luisa Bruto

Maria Luisa Bruto, archeologa ha studiato presso la Sapienza di Roma. Esperta in Topografia antica e in tecniche di rivestimento marmoreo dei monumenti, argomento della sua tesi di laurea, si è occupata di catalogazione e di sistemi informativi legati ai Beni Archeologici. Ha all’attivo numerosi anni di collaborazione per attività di scavo, ricerche e progetti europei realizzati per conto del Ministero per i Beni Culturali, Enti Locali ed Istituti di Cultura. Specializzata in Didattica museale, da quasi un ventennio si occupa di mostre e di allestimenti museali. Già direttore del Museo archeologico di Castro dei Volsci e del Museo archeologico “Lavinium” di Pomezia, di cui ha curato l’intero allestimento scientifico, attualmente riveste l’incarico di Conservatore del Museo archeologico “Rodolfo Lanciani” di Guidonia Montecelio. Ha scritto un buon numero di articoli e pubblicazioni sia a carattere scientifico che divulgativo.