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La Valencia di Calatrava

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July 10, 2015

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La Valencia di Calatrava

La Città delle Arti e delle Scienze di Valencia è un’icona dell’opera di Santiago Calatrava. Ma è anche molto di più: è un grande progetto di sviluppo turistico che dota Valencia di un’attrattiva di livello globale.

Esemplare anche la storia. Nel 1957 il fiume Turia inonda Valencia: a scanso di altri guai, il corso è deviato perché passi fuori Valencia Città delle Arti e le Scienze Santiago Calatravadal centro urbano. Nasce così un’area a giardini lunga dieci chilometri. Un polmone verde con centri sportivi, luna park e via dicendo.

Già così sarebbe una grande opera. E invece Valencia va avanti e chiede a Santiago Calatrava, che di Valencia è nativo, di andare oltre. Un’opera degna dei grandi monumenti del passato. Del Colosseo, persino. E che ci deve far riflettere, perché noi di opere così non ne facciamo da un pezzo.

Su un area verde di 35 ettari si sviluppano sei grandi strutture ed un acquario (bellissimo). Sono sull’acqua e dall’acqua sembrano emergere e galleggiarvi. Dedicate un’intera giornata alla loro visita: la meritano.

Humbracle

L’Humbracle è un giardino d’inverno lungo 350 metri. Corre su un livello rialzato parallelo a tre degli edifici della Città delle Arti e delle Scienze. La sua originale struttura ospita piante, palme ed opere d’arte. Nel suo interno, invece, due piani di garage.

Palau de les Arts

Come dice il nome, il Palau de les Arts è dedicato a musica e teatro. Un’astronave o un modernissimo yacht oceanico? Fate voi.

Hemisfèric

Valencia Città delle scienze e delle arti HemisphericE’ la struttura che colpisce di più la fantasia. Una palpebra di acciaio e vetro che può chiudersi o aprirsi cela un occhio. Che scruta il mondo. E’ all’interno di una grande vasca d’acqua nella quale potete andare in canoa. Se non lo conoscete già ed il fotografo fa il furbo, è difficile dire cosa diamine sia solo da una foto.

Al suo interno, una sala cinema dove si proiettano, con le più avanzate soluzioni, video d’impatto totale.

Museo de las Ciencias Príncipe Felipe

Il Museo della Scienza è la struttura più grande, anch’essa posta tra le acque. Magnifica l’architettura. Ricche di attrattive, soprattutto per gli studenti, le sale. Bravo Calatrava!

Puente de l’Assut de l’Or

Attraversa il complesso ponendosi ad angolo retto con l’Humbracle. Solo a guardarlo si capisce che è opera di Santiago. Tanto di cappello. Peccato che non abbiano fatto una torre ascensore con piattaforma panoramica.

Agorà

Ditemi voi a cosa assomiglia. Un conchiglia bivalve ? La schiena di un dinosauro. Blu come il mare profondo. Vista attraverso la raggiera dei tiranti del Puente de l’Assut de l’Or è una scultura moderna.

Oceanografic

Io non sono un esperto di acquari (preferisco fare il sub). Ma l’acquario di Valencia merita: tanto di cappello.

valencia città delle arti e delle scienze

Bevetevi una bella orzata fredda (questa è ben diversa dal nostro sciroppo) e fate il giro delle vasche. Mitiche. Poi, lo spettacolo al delfinario. Incredibile.

Una grande giornata in un’attrazione globale. Santiago Calatrava fa scuola. In attesa di Valencia, clikate e guardate le foto della Stazione dell’alta Velocità di Reggio Emilia sempre di Calatrava. Poi ditemi voi.

Clicca di seguito per il Sito della Città delle Arti

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.