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Venere di Urbino: per chi venne dipinta ?

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October 20, 2016

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Venere di Urbino: per chi venne dipinta ?

Cliccate qui di seguito per il Video La Venere di Urbino raccontata da Peter Aufreiter

Che la Venere di Urbino sia un’opera di grande fascino e raffinatezza è un fatto apparente anche a chi non abbia dimestichezza con la storia dell’arte. Del resto, non per nulla, è opera di uno dei più grandi pennelli che l’arte italiana di tutti i venere di urbino tiziano vecellio guidobaldo della roveretempi possa vantare, ovvero Tiziano Vecellio (1480-1576).

La Venere di Urbino attrae chi la guardi utilizzando diverse armi: la bellezza senza tempo della donna che vi è ritratta, la sensualità assoluta, provocante, dell’intera situazione, la qualità pittorica. Ma, da qualche tempo, grazie ai più recenti studi archivistici, anche grazie alla sua storia particolarissima.

La Venere di Urbino, che normalmente risiede alle Gallerie degli Uffizi, ha trascorso buona parte del 2016 alla Galleria Nazionale delle Marche, nel Palazzo Ducale di Urbino, un luogo emblematico del Rinascimento italiano dove, in occasione della mostra che le è stata dedicata, si è anche fatto il punto sulla sua storia.

La Venere di Urbino: la vera storia

Infatti, per decenni, se non per secoli, si è discusso circa la natura dell’opera e di chi fosse il committente. Per lungo tempo si è così pensato che la Venere di Urbino fosse stata commissionata da Guidobaldo II della Rovere (1514-1574) come quadro nunziale in occasione del suo matrimonio con Giulia Varano, duchessa di Camerino. Un’opera di palese erotismo, ma anche caratterizzata da una simbologia specifica (ad esempio, il cane ai piedi della Venere) che evoca la fedeltà matrimoniale. Un’opera, in pratica, concepita per indicare alla giovanissima moglie la via da seguire verso i doveri ed i piaceri della vita coniugale.

tiziano venere di urbino uffiziIn realtà, oggi, due lettere coeve all’opera gettano una luce diversa sulla sua storia. La prima risale al dicembre 1534. E’ Tiziano che scrive a Vendramo, camerlengo del Cardinale Ippolito de’ Medici (1511 – 1535) del quale il medesimo Tiziano aveva appena completato il famoso ritratto oggi agli Uffizi. Tiziano spiega a Vendramo che stava per inviare al cardinale il “quadro de una dona” (la Venere di Urbino) ma che non aveva potuto farlo perché alla sua bottega era nel frattempo arrivato il Cardinale di Lorena anche al quale Tiziano aveva fatto il ritratto e che aveva voluto che il pittore veneziano gli realizzasse copia del “quadro de una dona” di cui sopra.

Dunque, il committente della Venere di Urbino sarebbe il cardinale Ippolito de’ Medici e ciò non deve meravigliare poiché quest’ultimo, creato cardinale a diciotto anni, era assai più versato per la vita d’armi che per quella ecclesiastica.

Ma il 10 agosto del 1535, a soli 24 anni, Ippolito muore ed il quadro de una dona rimane nella bottega di Tiziano. Ed ecco il colpo di scena. Tiziano è il ritrattista dei grandi del suo tempo, ed venere di urbino tizianoanche dei genitori di Guidobaldo, Francesco Maria della Rovere ed Eleonora Gonzaga: così anche il giovane duca si fa ritrarre da Tiziano con l’accordo che a far fronte alla spesa sarà sua madre. Nella bottega del maestro veneziano vede la Venere e se ne innamora, ma non ha i soldi per comprarla ne Eleonora Gonzaga sembra intenzionata a far fronte al desiderio del figlio che nel marzo del 1538 scrive al suo ambasciatore a Mantova. Il messaggio è semplice: deve convincere Tiziano a dargli non solo il ritratto ma anche la “donna nuda” (come la indica nella lettera) fidandosi del suo impegno a pagare.

Non sappiamo come riuscì a far fronte a quanto dovuto a Tiziano – forse addirittura impegnando qualche sua proprietà, poiché il momento non era finanziariamente dei migliori – ma fatto sta che entrò in possesso di ambedue le opere.

Dunque, contrariamente a quanto si è sempre creduto, il committente della Venere di Urbino non sarebbe Guidobaldo della Rovere ma Ippolito de’ Medici e la donna ritrattavi non incarnerebbe le gioie e le delizie del matrimonio ma, per dirla con il grande storico dell’arte Antonio Paolucci (il quale da sempre era di altro avviso): “Il dipinto di Tiziano…è esattamente quello che vediamo e che vuole essere: la rappresentazione di una giovane donna amorosa nella sua carnale e tenera bellezza”.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.