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Vicenza: la visita

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June 10, 2014

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Vicenza: la visita

Raccolta intorno allo scenografico Corso Palladio, Vicenza è la celebrazione assoluta di questo grande architetto del Rinascimento che proprio qui visse e della sua concezione fortemente ispirata ai canoni greci e romani. Ma Vicenza è anche città d’acqua, costruita alla confluenza dei due fiumi Bacchiglione e Retrone, così da poter disporre assieme di una difesa naturale e dell’elemento fondamentale per la vita.

Come tutte le “città d’arte” italiane, Vicenza ha i suoi capolavori, ma colpisce l’eleganza dell’impianto complessivo, la coerenza degli vicenza porta castellostili, la cura posta nella conservazione generale del raccolto ma prezioso centro storico.

Insomma, una città della quale una giornata di (intensa) visita permette di cogliere lo spirito e gustare le opere più importanti per dedicare poi almeno un’altra giornata alle splendide ville che la circondano.

Per Vicenza lungo Corso Palladio

Per la visita il percorso è obbligato: non si può che procedere lungo l’asse di Corso Palladio deviando di volta in volta come necessario. Personalmente, partirei dal lato di Piazza Matteotti dove affacciano Palazzo Chiericati e, dall’altro lato di Corso Palladio, un capolavoro unico: il Teatro Olimpico.

Palazzo Chiericati è una villa palladiana in città e doveva sembrarlo ancora di più a metà del XVI secolo quando fu edificata proprio su progetto del Palladio con il fiume Bacchiglione che le scorreva davanti.

vicenza teatro olimpicoIl grande capolavoro è però dall’altra parte della piazza: è il Teatro Olimpico, ospitato nell’antica Fortezza del Territorio della quale si riconoscono chiaramente le fattezze militari e l’antica torre. E’ il più antico di una prestigiosa terna di teatri rinascimentali situati non lontani tra di loro: il Teatro Farnese di Parma, il Teatro all’Antica di Sabbioneta ed, appunto, il Teatro Olimpico di Vicenza. Ultima opera di Andrea Palladio (1508-1580), fu infatti iniziato proprio nell’anno della morte del grande architetto e terminato dal suo allievo Vincenzo Scamozzi. Come i suoi due citati cugini, è anch’esso assolutamente emozionante: la sua scena sprigiona un’energia eccezionale ed è il trionfo della classicità palladiana. Il grande proscenio adorno di statue in legno e stucco è quello originale dello Scamozzi e così sono anche le scene le quali – realizzate per la prima opera rappresentata nel teatro nel 1585 – sono ancora lì intatte. Si trattava dell’Edipo Re e le scene rappresentavano le sette vie della città di Tebe.

Tempio di Santa Corona e Piazza dei Signori

Risalendo Corso Palladio si giunge al gotico Tempio di Santa Corona, imperdibile per più di un motivo. Certamente per la splendida vicenzapala d’altare del Bellini (il Battesimo di Cristo) ma ancor di più per l’impressionate altare in marmo policromo e pietre dure. Opera seicentesca dei fiorentini Corbarelli: una delle arti “minori” nelle quali l’Italia ha regalato al mondo capolavori unici che nulla hanno da invidiare per gusto e raffinatezza alle arti “maggiori”. Di lì alla Piazza dei Signori sono pochi passi e lo sguardo si apre sul trionfo di Andrea: la Basilica Palladiana. In realtà è il complesso della piazza ad essere formidabile, con la Loggia del Capitanato, la torre, i simboli di Venezia. Troppo per descriverlo in poche righe ma, viceversa, la sensazione netta di vivere una piazza degna di rivaleggiare con le più importanti consorelle che l’Italia dei Comuni e delle Signorie seppe costruire in quei secoli felici per la nostra arte tra la fine del MedioEvo ed il pieno Rinascimento. In quei secoli dove la piazza era la rappresentazione teatrale della cultura, della ricchezza, della potenza di una comunità e della sua aristocrazia.

Le architetture si rincorrono e si confrontano senza sosta giù per Corso Palladio fino a terminare in Piazza Castello. Prima, ai due lati del Corso (rispettivamente sinistra e destra, scendendo): il Duomo e l’antica San Lorenzo dalle geometrie futuriste delle sue volte. Bello il bugnato martellato rosso del Palazzo Vescovile nella piazza del Duomo.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.