Wednesday, Dec. 8, 2021

Visitare Taranto

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August 15, 2016

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Visitare Taranto

Lo scenario che si aprì di fronte ai primi spartani che raggiunsero le coste di quella città che avrebbero fondato con il nome di Taras, l’odierna Taranto, dovette essere molto diverso da quello che vediamo oggi.

Una terra fertile che mostrava un’opportunità unica: un grande mare interno (il Mar Piccolo) collegato al mare vero e proprio

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Taranto: il Tempio Dorico

(il Mar Grande) da un passaggio in mezzo al quale stava un’isola, separata dalla terraferma da due stretti canali: dunque assai difendibile e, nel contempo, in posizione per controllare il vai e vieni dal bacino d’acqua interno. Dunque, quale posizione migliore ? La tradizione vuole fosse il 706 a.c. e, così, i i coloni spartani scelsero per insediarsi un’isola ad un tiro d’arco dalla terra così come, una trentina di anni prima, avevano fatto i coloni corinzi installandosi sull’Ortigia e fondando Siracusa.

E così la storia si andava ripetendo ed insieme ai coloni approdava a Taras la loro religione, la loro organizzazione sociale, le loro architetture. E così non è affatto casuale se, attraversato il famoso Ponte Girevole e superato il Castello Aragonese, quattrocentesca difesa dell’isola, vi troverete di fronte quanto resta del tempio dorico con due superbe colonne ancora in piedi a stagliarsi contro il mare. Alla mente non può che tornare Agrigento e la Valle dei Templi, il più splendido esempio della grandezza culturale, economica e politica delle colonie della Magna Grecia.

Visitare Taranto

Proprio per le antiche origini della città, visitare Taranto non può che partire dal Museo Archeologico di Taranto, MARTA per gli amici: certamente il pezzo forte per chi visiti la città. E’ anche d’obbligo, però, la visita del suo centro storico posto, oggi come allora, sull’isola che separa il Mar Grande ed il Mar Piccolo.

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Taranto: il Castello Aragonese

Le caratteristiche del luogo rendono la visita molto agevole: il Ponte Girevole è il punto d’acceso al centro storico, varcato il quale l’ingresso al Castello Aragonese si troverà alla vostra sinistra.

Oltrepassato il Castello Aragonese, vi appariranno le due colonne superstiti del Tempio Dorico le quali segnano anche l’inizio di Via del Duomo che attraversa il centro storico di Taranto nel mezzo nel senso della sua lunghezza e percorrendola vi permetterà di raggiungere la Cattedrale intitolata a San Cataldo di Rachau, vescovo irlandese di Taranto tra il VI-VII secolo e qui morto. La sua sepoltura fu rinvenuta nell’XI secolo dal vescovo normanno Drogone all’interno dell’area dell’attuale Cattedrale, area la quale, peraltro, aveva ospitato, fin dai tempi più antichi del cristianesimo, un edificio sacro il quale era andato man mano trasformandosi ed ampliandosi al pari della sede vescovile che sappiamo essere divenuta arcivescovile almeno a partire dal 978.

La Cattedrale di San Cataldo

Come sempre per le chiese più antiche, anche nel caso della Cattedrale di Taranto, gli stili si assommano. Barocca la facciata

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Taranto: la Cattedrale di San Cataldo

come la grande cappella che troverete al termine della navata di destra (il “Cappellone”, fatto realizzare dall’Arcivescovo Caracciolo nel 1637). Cinquecentesco o successivo (direi, per averlo guardato colpevolmente un po’ in fretta ma c’era un matrimonio) l’importante soffitto a cassettoni che adorna la navata centrale. Romanica la cripta, probabilmente il nucleo originario del primo edificio sacro allora con il titolo di Santa Maria. Romanico il colonnato della navata principale (le colonne sono con tutta probabilità di “spoglio”) sormontate da pregevoli capitelli

Ma, secondo me, l’architettura romanica di maggior interesse non è all’interno ma all’esterno della chiesa. Infatti se ne percorrerete la fiancata sinistra (in direzione dell’Arcivescovado) scoprirete un’intatta architettura romanica che per tutte la sua lunghezza propone una pregevole serie di archi ciechi. Bello, poi, il tiburio (la struttura cilindrica che vedete al termine della navata) la quale contiene in se la cupola di San Cataldo.

Qualora voleste preparare la visita, cliccate qui di seguito per il  Sito della Cattedrale di San Cataldo

Taranto Ipogea

visitare tarantoInutile dire che una stratificazione storica della dimensione di quella occorsa a Taranto non poteva che lasciare il segno. Così si sono mano a mano moltiplicate le iniziative tese a studiare ed a valorizzare questo aspetto della città vecchia di Taranto.

Diversissime le epoche e le funzioni d’uso: si va infatti dai cunicoli a ridosso delle mura greche e bizantine, agli ipogei funerari, agli ipogei funzionali alle attività produttive (frantoi, forni), alle “appendici” degli edifici sovrastanti.

Insomma, un mondo tutto da scoprire sia attraverso il museo ad esso dedicato che attraverso visite guidate ai diversi siti fin qui aperti al pubblico.

Taranto: il Castello Aragonese

Il Castello Aragonese è visitabile ed in corso di restauro. Questa opera difensiva costruita da Ferdinando d’Aragona re di Napoli a cavallo del 1490 ha, in realtà, una valenza soprattutto archeologica, Infatti, sullo stesso sito (strategico per il controllo dell’accesso al Mar Piccolo) si sono mano a mano avvicendate, una sull’altro, fortificazioni greche, bizantine e normanne.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.