Nutrizione

Inositolo: molecola mille volte utile

L’inositolo è una molecola molto semplice a sei atomi di carbonio che presenta la stessa formula bruta del glucosio (C6-H12-O6); è stato individuato per la prima volta nel 1850 dallo studioso Joseph Scherer che lo isolò dal muscolo animale (dal greco inos= muscolo). Definita recentemente molecola prebiotica (precedente alla comparsa della vita sulla terra), da più di 160 anni l’inositolo suscita notevole interesse in svariati campi della medicina.

L’inositolo, erroneamente ritenuto uno zucchero, è in realtà un poliolo carbociclico (polioli= composti chimici che contengono più gruppi OH- e che occupano un ruolo di primo piano nelle scienze dell’alimentazione) ed esiste in 9 forme inositolo molecoladifferenti (stereoisomeri). La forma più diffusa e con un ruolo biologico indiscusso è il myo-inositolo: nei tessuti animali questo stereoisomero si concentra maggiormente sui fosfolipidi mentre nei tessuti vegetali l’inositolo è presente sotto forma di fitato dove forma un complesso insolubile con il calcio ed il ferro. Nell’uomo il myo-inositolo rappresenta circa il 90% dell’inositolo corporeo.

Le altre forme presenti in minime quantità sono scillo-, muco-, neo- e D-chiro-inositolo. Nei mammiferi grazie all’enzima epimerasi è possibile la conversione tra il myo-inositolo e D-chiro-inositolo e ciascuna forma presenta differenze biologiche di singolare importanza.

Il myo-inositolo ha sicuramente un ruolo di primo piano in campo neuro-psichiatrico, ma svariati studi dimostrano tante altre nuove e interessanti prospettive terapeutiche.

Le fonti di inositolo

L’inositolo sintetizzato dall’organismo è di gran lunga superiore alla quantità ingerita con  l’alimentazione. I tessuti maggiormente implicati nella sua sintesi sono i reni ed il fegato. Diversi studi suggeriscono inoltre una sintesi extrarenale ed extraepatica della molecola: i maggiori tessuti coinvolti nella biosintesi di questo polialcool ciclico sembrano essere le vescicole seminali, i testicoli, l’epididimo ed alcune parti dell’encefalo.

Crusca, cereali integrali, lievito di birra, germe di grano, noci, carne e frutta come arance, meloni e succo di pompelmo sono le principali fonti alimentari di inositolo. L’apporto alimentare di inositolo è comunque abbastanza scarso: come si legge sulle pagine di “The American Journal of Clinical Nutrition” per introitare 1 gr di inositolo si dovrebbe consumare un melone intero mentre sembra che entrambi i reni nell’uomo siano in grado di sintetizzare circa 4 grammi di inositolo al giorno.

Inositolo e Diabete

L’inositolo è un importante secondo messaggero dell’insulina: in pratica l’inositolo è in grado di trasferire e propagare all’interno della cellula bersaglio il messaggio fisiologico dell’insulina propagandone il segnale. Per questo motivo carenze di inositolo sono connesse ad insulino resistenza (riduzione degli effetti dell’insulina) e diabete mellito.

Inositolo e fertilità

Famigerato è il binomio inositolo e sindrome dell’ovario policistico: numerosi e consolidati studi scientifici dimostrano che il myo-inositolo ed il D-chiroinositolo hanno un effetto positivo sulla funzionalità dell’ovario con una netta riduzione dei livelli degli androgeni plasmatici, dei trigliceridi, della pressione arteriosa e dei livelli di insulina oltre a ristabilire un regolare ciclo ovarico con una migliore maturazione ovocitaria.

L’inositolo ha inoltre un ruolo chiave nella progressione della spermatogenesi: diversi studi infatti dimostrano che bassi livelli di inositolo impediscano la maturazione degli spermatozoi con conseguente riduzione della conta spermatica. Una carenza di questa molecola inficia il passaggio degli spermatozoi dal testicolo all’epididimo. Il myo-inositolo in particolare, stabilizzando le proteine citoscheletriche (citoscheletro= rete di filamenti e tubuli connessi fra di loro che conferisce forma alle cellule), regola la mobilità spermatica. In questo campo il trattamento con myo-inositolo è molto promettente in quanto è in grado di ottimizzare il numero, la forma e la motilità delle cellule germinali maschili.

Lecitina e colesterolo

Un altro importante ruolo svolto dall’inositolo è atto a salvaguardare i livelli di colesterolo plasmatico. L’inositolo libero è infatti in grado di stimolare la produzione di lecitina nell’organismo con conseguente riduzione del tasso di colesterolo ematico. Alcuni studi dimostrano che una carenza di inositolo nella dieta determina un aumento della colesterolemia e steatosi epatica (accumulo di lipidi nel fegato).

Buone prospettive sembrano esserci anche per i pazienti diabetici. Un supplemento alimentare di inositolo sembra potenziare la conduzione nervosa nei pazienti diabetici che spesso risentono di una ridotta velocità di propagazione nervosa periferica, sensoriale e motoria non sempre associata ad una evidente neuropatia.

Inositolo anti ansia

Uno studio pubblicato nel 2001 sulle pagine della rivista “Journal of Clinical  Psychopharmacology” dimostra la validità dell’inositolo come rimedio naturale anti-ansia: sembra infatti che sia molto efficace in caso di attacchi di panico, depressione, disturbi ossessivo-compulsivo e agorafobia. Secondo gli autori la corretta integrazione con myo-inositolo porterebbe ad un deciso miglioramento dei sintomi con diminuzione della frequenza e dell’entità degli episodi maniacali.

Molto promettenti sembrano anche i risultati di un lavoro pubblicato su “The International Journal of Eating Disorders” condotto da un team di ricercatori israeliani: pare infatti che l’inositolo giochi un ruolo chiave nel ridurre tutti i sintomi della bulimia tanto da assumere una valenza terapeutica.

La Tiroide

Accertato sembra inoltre essere il ruolo svolto dal myo-inositolo a livello tiroideo in quanto coadiuva la normalizzazione dei livelli di TSH (ormone tireotropo) regolando in tal modo la formazione degli ormoni tiroidei T3 e T4.

Buone notizie infine per coloro che soffrono di alopecia. Uno studio scientifico dimostra che, quando privati dell’apporto alimentare di questa molecola, i topolini perdono il pelo: da qui le tante speranze sul suo utilizzo nel trattamento contro la calvizie.

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Mariailaria Verderame

Mariailaria Verderame si è laureata con lode in Scienze Biologiche presso l’Università Federico II di Napoli e ha successivamente conseguito i titoli di Dottore di ricerca in Biologia avanzata e Cultore della materia per il Settore Scientifico Disciplinare BIO/06. Ha collaborato all’attività didattico-scientifica presso il Dipartimento delle Scienze biologiche della suddetta Università. L’interesse scientifico è da anni incentrato sulle problematiche relative alle interferenze alimentari di inquinanti ambientali ad azione xeno-estrogenica sulla sfera riproduttiva. Si è inoltre occupata della valutazione dello stato nutrizionale e riproduttivo a seguito di un regime alimentare di tipo biologico ricevendo un assegno di ricerca nell’ambito delle reti di eccellenze TEMASAV. Ha partecipato a numerosi Congressi nazionali e internazionali, a molteplici corsi di perfezionamento universitari e seminari di aggiornamento tecnico-scientifico in ambito nutrizionale. Vincitrice del premio Lisa de Conciliis 2013 “Ultime frontiere della biologia molecolare” conferito dall’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche in Napoli. È inoltre autrice di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste a diffusione internazionale.