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Rapporto Osservasalute 2015: stili di vita lieve miglioramento, ma ancora poca prevenzione

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April 26, 2016

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Rapporto Osservasalute 2015: stili di vita lieve miglioramento, ma ancora poca prevenzione

Diminuiscono significativamente i sedentari. Ma non migliorano altre cattive abitudini come lo scarso consumo di frutta e verdura e la popolazione è sempre più grassa. L’invecchiamento del Paese continua inesorabile e l’aumento dell’aspettativa di vita subisce una battuta d’arresto. Si continua a registrare una pericolosa carenza di investimenti in strategie preventive in tema di salute pubblica.

Questa in estrema sintesi la situazione che emerge dalla XIII edizione del Rapporto Osservasalute 2015, analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma ed è coordinato dal Professor Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, e dal dottor Alessandro Solipaca, Segretario Scientifico dell’Osservatorio.

Stili di vita: lieve miglioramento

Si intravede qualche timido miglioramento negli stili di vita degli italiani, per esempio si fuma meno e si riduce la sedentarietà. Ma nel complesso gli italiani risultano ancora poco attenti alla propria salute e non adottano strategie preventive e stili di vita adeguati a proteggerli dalle malattie evitabili.

Tra gli elementi positivi si registra per il 2014 un calo dei fumatori di sigarette rispetto all’anno precedente e cala anche il numero medio di sigarette fumate al giorno (per quest’ultimo si registra un trend di diminuzione continuo dal 2001); nonché la prevalenza di consumatori di alcolici (63,9% vs 63,0%),. Diminuisce, inoltre, la percentuale di bambini di età 8-9 anni in eccesso ponderale: dal periodo 2008-2009 al 2014 si passa, infatti, da una quota pari al 12% dei bambini in condizioni di obesità a una di 9,8%; per il sovrappeso si passa dal 23,2% al 20,9%.

Aumentano gli sportivi: la percentuale di quanti praticano attività sportiva in modo continuativo passa dal 19,1% nel 2001 al 23% nel 2014. Cala la sedentarietà: nel 2014 i sedentari sono circa 23 milioni e 500 mila, pari al 39,9% degli italiani. Nel 2013 erano 24 milioni e 300 mila, pari al 41,2%.

Nella disamina degli stili di vita emergono, di contro, un decremento del consumo di 5 porzioni e più al giorno di Verdura, Ortaggi e Frutta (nel periodo 2005-2014 si passa dal 5,3% della popolazione al 4,9%). Inoltre gli italiani sono sempre più grassi – nel periodo 2001-2014, è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso (33,9% vs 36,2%), ma soprattutto è aumentata la quota degli obesi (8,5% vs 10,2%).

Prevenzione: scarsa attenzione alle vaccinazioni

Sul fronte della prevenzione, inoltre, si nota la scarsa attenzione degli italiani alle vaccinazioni. Se nel 2013, per quelle obbligatorie (Tetano, Poliomielite, Difterite ed Epatite B) si registrava il raggiungimento dell’obiettivo minimo stabilito nel vigente Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) – in accordo con le raccomandazioni dell’OMS – pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, nel periodo 2013-2014 si registrano valori di copertura al di sotto dell’obiettivo minimo stabilito, pur rimanendo comunque al di sopra del 94%. Lo stesso andamento in diminuzione si evidenzia per le coperture di alcune vaccinazioni raccomandate, quali anti-Hib e Pertosse.

Quanto al vaccino antinfluenzale, è significativo il calo delle adesioni tra gli anziani, che sono peraltro proprio una delle fasce di popolazione più a rischio di complicanze dell’influenza. Negli anziani ultra 65enni la copertura antinfluenzale in nessuna regione raggiunge i valori considerati minimi (75%) e ottimali (95%) dal PNPV. Nell’arco temporale 2003-2004/2014-2015, per quanto riguarda la copertura vaccinale degli ultra 65enni, si è registrata una diminuzione a livello nazionale del 22,7%, passando dal 63,4% al 49% di questo gruppo.

Spesa sanitaria pubblica stabile, ma più bassa che in altri paesi

Nel 2014, la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è di 1.817€, del tutto in linea con il valore dell’anno precedente, segnando così un arresto del trend in diminuzione dal 2010. Con tale valore medio, l’OCSE pone l’Italia tra i Paesi che spendono meno, tra i 32 dell’area OCSE, in termini pro capite. Nell’ultimo anno, ad esempio, il Canada ha speso oltre il 100% in più per ogni cittadino rispetto all’Italia, la Germania il 68% e la Finlandia il 35%, con la conseguenza che l’Italia si posiziona all’estremo inferiore dei valori pro capite insieme a Paesi per lo più dell’Europa dell’Est.

La spesa pro capite più alta si registra in Molise (2.226€) e la più bassa in Campania (1.689€). Il gap è di 537€. Fra il 2013 e il 2014 12 regioni hanno ridotto la loro spesa sanitaria pro capite, mentre 9 ne hanno incrementato il valore. Fra queste ultime, 3 sono regioni in Piano di Rientro (Campania +0,18%, Puglia +1,07% e Molise +6,23%). Le regioni più virtuose, con una riduzione >2%, appartengono al Nord Italia (Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Piemonte).

Pochi finanziamenti per la prevenzione sanitaria

La voce prevenzione risulta trascurata anche a livello di finanziamenti. Non solo il nostro Paese destina appena il 4,1% (dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – OCSE) della spesa sanitaria totale alle attività di prevenzione, ma la prevenzione risulta la funzione più sacrificata anche a livello regionale, specie laddove vi è la pressione a ridurre i deficit di bilancio. Infatti, dagli indicatori riferiti all’erogazione dei LEA emerge che le Regioni in piano di rientro non rispettano gli standard stabiliti dal Ministero della Salute per le funzioni relative alla prevenzione.

 

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.