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Noduli della Tiroide: che fare?

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June 28, 2011

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Noduli della Tiroide: che fare?

La tiroide è una ghiandola situata anteriormente alla trachea, cioè alla base del collo, che produce i cosiddetti ormoni tiroidei: la tri-iodotironina (T3), la tetra-iodotironina (T4) e la Calcitonina, fondamentali per il mantenimento delle normali attività cellulari dell’organismo.

La presenza di noduli della tiroide (anche molto piccoli) è comune. interessa infatti un adulto su due sopra i 50 anni ed aumenta con l’età, maggiormente nelle donne. Solo circa il 10% dei noduli è però “palpabile” e ciò in funzione delle dimensioni, della sede (superficiale o profonda) e della consistenza (più è solido e più è palpabile). Pertanto, si ricorre all’ ecografia della tiroide per effettuare una diagnosi precoce dei noduli. L’aspetto ecografico di un nodulo non permette di affermare con assoluta sicurezza la sua natura maligna ma la probabilità che un nodulo sia maligno aumenta qualora esso abbia determinate connotazioni visibili con l’ecografia (vedi Approfondimento 1).

Noduli della tiroide: che fare ?

La scoperta di un nodulo pone il problema del comportamento che bisogna tenere: monitorarne l’andamento o trattarlo ? Una volta ottenute tutte le informazioni possibili dall’ecografia, se il medico lo ritiene opportuno (presenza di almenoTiroide ipertiroidismo ipotiroidismo noduli della tiroide un elemento che induce dei dubbi sulla “benignità” della formazione) si procede all’ Agoaspirato tiroideo (vedi Approfondimento 2) per selezionare i noduli da operare subito (noduli con i caratteri della malignità) oppure quelli che devono essere seguiti nel tempo con ecografie regolari.

E’ importante precisare che non tutti i noduli della tiroide devono essere sottoposti ad un ulteriore approfondimento tramite l’Agoaspirato poiché, già dopo la prima ecografia, in base alle caratteristiche del nodulo, il medico è in grado di formulare una prima diagnosi di ”benignità” decidendo di  tenere sotto controllo il nodulo con una o due ecografie l’anno. Una volta ottenute tutte le informazioni possibile con le varie metodiche, di fronte a dei noduli chiaramente maligni, sospetti o indeterminati la scelta terapeutica si indirizzerà verso la chirurgia con l’asportazione totale della tiroide (tiroidectomia totale).

A giudizio del medico (TSH basso, dimensioni sopra il centimetro) potrà essere eseguita anche una Scintigrafia tiroidea che aiuta ad eliminare i casi di iperfunzione tiroidea (ipertiroidismo) che vengono curati in altro modo (cioè con cure mediche).

Oggi il crescente numero di Pazienti affetti da patologia tiroidea e la sempre maggiore attenzione alla diagnosi precoce, hanno portato ad un aumento del numero degli interventi e per questo motivo è importante sottolineare che oggi, con l’utilizzo di tecniche mini-invasive, la chirurgia tiroidea ha fatto notevoli passi in avanti (vedi Approfondimento 3).

Approfondimento 1: caratteristiche ecografiche di “sospetto” dei noduli tiroidei

  • i noduli della tiroide solidi sono più sospetti di quelli a contenuto liquido
  • i noduli ipoecogeni (talvolta anche isoecogeni) sono più sospetti per malignità
  • contorni sfocati (sono presenti nel 75% dei carcinomi)
  • presenza di micro calcificazioni all’interno del nodulo
  • presenza di vascolarizzazione intranodulare (tipo IV)

Clicca per il VIDEO “L’Ecografia della Tiroide”

Approfondimento 2: Agoaspirato tiroideo sotto guida ecografica

La metodica è finalizzata a distinguere un nodulo benigno da uno maligno ed orientarsi quindi alla chirurgia. L’esame dura pochi minuti e non richiede anestesia essendo il dolore è paragonabile ad una normale puntura: consiste nel pungere con un ago il nodulo (verificando il corretto posizionamento dell’ago con l’impiego dell’ecografo) ed aspirare con la siringa parte del materiale all’interno del nodulo stesso. L’esame di quanto raccolto consente al medico anatomopatologo di formulare la diagnosi.

Approfondimento 3: MIVAT – Chirurgia mini-invasiva della tiroide video assistita

Questa metodica  consente, grazie all’utilizzo di apparecchi endoscopici, di ridurre al minimo la breccia chirurgica attraverso la quale viene estratta la tiroide. Comunque, è oggi possibile eseguire la tiroidectomia anche in maniera tradizionale (cioè senza l’utilizzo dell’endoscopia) utilizzando un’ incisione minima di circa 2,5-3 cm. e con piccoli strumenti chirurgici si procede alla tiroidectomia totale attraverso l’incisione. Viene poi posizionato un  tubicino di drenaggio che viene tolto dopo 24-48 ore. La dimissione del Paziente avviene in seconda giornata riducendo così al minimo anche i tempi di degenza. L’utilizzo di questa tecnica mini-invasiva consente di ridurre al minimo i danni estetici provocati da una cicatrice più ampia, il dolore post chirurgico e la degenza ospedaliera.

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Due parole sull'autore

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Marzia Ruggieri

La Dott.ssa Marzia Ruggieri si è laureata in Medicina e Chirurgia e si è specializzata in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale presso l’Università di Roma La Sapienza Dal 2003 al 2006 ha lavorato presso la Divisione di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale dell’Istituto Tumori di Roma “Regina Elena”. Sta svolgendo inoltre un Dottorato di Ricerca in “Tecnologie avanzate in Chirurgia” presso l’Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Otorinolaringoiatria,Audiologia e Foniatria “G. Ferreri.”