Thursday, Nov. 14, 2019

La Paleodieta: mangiare come i preistorici nel XXI secolo?

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May 1, 2019

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La Paleodieta: mangiare come i preistorici nel XXI secolo?

di Lucia Borrelli1 e Mariailaria Verderame2

La Paleodieta o Dieta Paleolitica è un regime alimentare messo a punto da Loren Cordain professore presso il Department of Health and Exercise Science alla Colorado State University, che trae ispirazione dalle abitudini alimentari dei nostri antenati preistorici. Cordain parte da un semplice assunto: in un’epoca dove la raffinazione dei cibi e il consumo di alimenti già pronti e confezionati è sempre maggiore, sarebbe necessario alimentarsi con ciò che offre la natura come facevano gli uomini del Paleolitico dal momento che il loro regime alimentare sarebbe quello per il quale l’organismo è stato geneticamente predisposto. Secondo molti studiosi infatti pare che, pur essendo socialmente nel XXI secolo, geneticamente siamo rimasti nella preistoria e pertanto cibarsi come facevano nel Paleolitico ci preserverebbe dall’insorgenza delle malattie legate al benessere e all’abbondanza di cibi raffinati e lavorati.

Cosa mangiava l’uomo primitivo?

L’uomo, nel corso della sua lunga storia evolutiva, ha dovuto sempre trovare nuove soluzioni per fronteggiare quella che è stata, ed è tutt’oggi, la sua più grande necessità: alimentarsi.

Da vegetariano a carnivoro, da raccoglitore a cacciatore, da crudista ad estimatore dei cibi cotti, la storia alimentare dell’uomo si è snodata parallelamente al consolidarsi di nuove caratteristiche fisiche e intellettive consone ai i nuovi stili di vita che man mano l’uomo acquisiva  nel corso dell’evoluzione. Oggi, grazie ai sorprendenti progressi fatti in merito alle tecniche di indagine molecolare sulla dentatura e sulla composizione ossea, è possibile ripercorrere con sufficiente certezza lo stile alimentare dei nostri antenati preistorici.

paleodieta alimentazione uomo primitivo

Chopper – Museo di Antropologia di Napoli

Inizialmente, gli australopiteci e i parantropi si cibavano essenzialmente di vegetali, frutti, bacche, semi, fiori, foglie e radici come si evince sia dai numerosi studi scientifici molecolari sulla composizione isotopica delle ossa sia dall’analisi antropologica dei resti scheletrici del cranio.

Tra le prime specie carnivore del genere Homo c’è Homo habilis che, vissuto in Africa circa 2.5 milioni di anni fa, si cibava oltre che di vegetali anche di carne cruda. Grazie ad alcune tecniche particolari che aveva affinato con l’ausilio di piccoli attrezzi in pietra scheggiata (choppers), staccava la carne dalle carcasse degli animali predati da altri animali e se ne cibava ricavando una buona fonte di proteine. Ma non solo, H. habilis aveva intuito che succhiando dalle ossa quello che oggi chiamiamo midollo, ricavava energia per rincorrere le prede e trasportarne le carcasse.

Tra i primi chef della storia c’è sicuramente Homo erectus. Come infatti si intuisce dalla dentatura notevolmente ridotta, pare che H. erectus fosse in grado di masticare una carne resa morbida dalla cottura. La cottura, unitamente al consumo di carne, porta con sé un ulteriore cambiamento importante: sembra infatti che abbia dato il via alla riduzione delle dimensioni dell’intestino (l’intestino di un carnivoro è notevolmente ridotto rispetto a quello di un vegetariano) e soprattutto al progressivo incremento cerebrale. Se un primate delle nostre dimensioni non avesse modificato la propria dieta nel corso dell’evoluzione, il suo colon sarebbe dovuto essere quasi una volta e mezzo il nostro per poter digerire le fibre vegetali crude! Chi cercasse di seguire una dieta crudista andrebbe incontro ad una perdita di peso incompatibile con la vita e pertanto sopravvivere anche per poco ad un’alimentazione basata esclusivamente su cibi crudi ci è letteralmente impossibile!

Circa 10 mila anni fa, all’alba del Neolitico, Homo sapiens attua poi la più grande rivoluzione di tutti i tempi legata alla transizione da un’alimentazione basata prettamente sulla caccia a una basata prevalentemente sull’agricoltura e sull’allevamento. 

Perché la paleodieta?

L’uomo della preistoria era dunque in equilibrio ed in armonia con l’ambiente, di contro, l’uomo moderno ha  assunto uno stile di vita che contribuisce all’incremento delle malattie metaboliche e del cancro.

Tutto ciò ha spinto Cordain ad affermare che è possibile tenere lontani diabete, cancro e malattie cardiovascolari e perdere i chili di troppo  “mangiando come cavernicoli”, cioè consumando esclusivamente gli alimenti disponibili in

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Ricostruzione dei tratti somatici di Homo Erectus- Élisabeth Daynès

epoca paleolitica evitando dunque latticini, cereali trasformati (dal pane bianco ai prodotti per la colazione), zuccheri, insaccati, patatine e fast food. La dieta proposta da Cordain, nota anche come Caveman Diet o Stone Age Diet, si fonda su una sorta di piramide alimentare preistorica basata sul consumo di frutta e verdura di ogni tipo, carne e pesce rigorosamente freschi, uova, semi ed olio extravergine di oliva e di cocco quali condimenti grassi.

C’è un piccolo problema: non ha senso seguire un regime alimentare paleo quando l’uomo, gli animali e i vegetali di oggi non sono più come quelli del Paleolitico. L’uomo di oggi ha selezionato positivamente frutta e verdura più grande e più saporita; è intervenuto sulla genetica di alcuni alimenti attraverso incroci che hanno portato, per esempio, le ancestrali Musa acuminata e Musa balbisiana con i semi alla banana moderna che conosciamo oggi; l’uomo moderno ha spinto gli animali ad essere più produttivi e non da ultimo ha introdotto l’utilizzo di pesticidi. Anche da un punto di vista genetico non siamo più gli stessi: l’esempio più famoso (ma se ne possono citare tanti altri) è la capacità di digerire il latte da adulti. Dopo l’ avvento della pastorizia infatti è comparsa in diversi individui una mutazione genetica che consente di mantenere “acceso” il gene che codifica per l’enzima lattasi, che ci rende tolleranti al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. Ma anche la microflora intestinale che interagisce con il cibo che introduciamo è sicuramente diversa rispetto a quella che si trovava negli intestini dei cavernicoli.

Inoltre ieri, come oggi, l’uomo era flessibile nelle scelte alimentari e mangiava un po’ tutto quello che la natura gli offriva, ma solo perché doveva farlo, non aveva alternative!

Paleodioeta: le controindicazioini

paleodieta

Macina dagli scavi di Hissarlik

La paleodieta se da un lato ha almeno il pregio di eliminare i cibi spazzatura che di sicuro bene non fanno, nella sua versione integralista non permette neppure latticini ricchi di calcio, legumi che sono un’ottima fonte di proteine, cereali ricchi di fibre. È un sistema alimentare squilibrato anche perché limita l’apporto di carboidrati, essendo concessi solo quelli ricavati da frutta e verdura. Non da ultimo, l’eccessivo consumo di proteine e grassi induce il processo di chetosi con un conseguente affaticamento degli organi. È uno stile alimentare che ricalca il famosissimo e altrettanto rischioso regime ipoglucidico e iperproteico dove è importante sottolineare che, pur essendo libera la quantità di alimenti da consumare, risulta difficile “rimpinzarsi” di carne per lungo tempo senza stimolare il senso di nausea ma soprattutto senza andare incontro ad una progressiva perdita dell’appetito causata dalla riduzione della glicemia.

Non è necessario quindi estremizzare i comportamenti alimentari dei nostri antenati per capire quale sia l’alimentazione ideale per l’uomo. Il modello alimentare ideale per garantire uno stato ottimale di salute prevede una dieta basata  su prodotti di origine vegetale con abbondanza di cereali o tuberi, frutta, verdura, legumi, frutta a guscio, e porzioni moderate di alimenti di origine animale (carne, latte e derivati, uova, pesce), prediligendo i prodotti di stagione e a chilometro zero, così come suggerito dalla buona cara dieta mediterranea.

1Centro Musei Scienze Naturali e Fisiche – Università Federico II di Napoli

2Biologa nutrizionista

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Due parole sull'autore

Mariailaria Verderame

Mariailaria Verderame si è laureata con lode in Scienze Biologiche presso l’Università Federico II di Napoli e ha successivamente conseguito i titoli di Dottore di ricerca in Biologia avanzata e Cultore della materia per il Settore Scientifico Disciplinare BIO/06. Ha collaborato all’attività didattico-scientifica presso il Dipartimento delle Scienze biologiche della suddetta Università. L’interesse scientifico è da anni incentrato sulle problematiche relative alle interferenze alimentari di inquinanti ambientali ad azione xeno-estrogenica sulla sfera riproduttiva. Si è inoltre occupata della valutazione dello stato nutrizionale e riproduttivo a seguito di un regime alimentare di tipo biologico ricevendo un assegno di ricerca nell’ambito delle reti di eccellenze TEMASAV. Ha partecipato a numerosi Congressi nazionali e internazionali, a molteplici corsi di perfezionamento universitari e seminari di aggiornamento tecnico-scientifico in ambito nutrizionale. Vincitrice del premio Lisa de Conciliis 2013 “Ultime frontiere della biologia molecolare” conferito dall’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche in Napoli. È inoltre autrice di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste a diffusione internazionale.