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Secchezza vaginale, come affrontarla?

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August 7, 2010

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Secchezza vaginale, come affrontarla?

Fino a qualche tempo fa si riteneva che la secchezza vaginale colpisse quasi esclusivamente le donne non più in età fertile, ma oggi si sa che è un problema che riguarda anche le giovani. I dati sono frutto di una ricerca condotta dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI).

Secchezza Vaginale: i numeri

Il problema della secchezza vaginale riguarda il 30% delle donne tra i 20 e i 39 anni e il 40% di quelle comprese tra i 40 e i 49 anni. Probabilmente però le donne che soffrono di questo disturbo sono ancora di più. La maggior parte infatti affronta in silenzio questo problema e difficilmente ne parla sia con il partner sia con il medico. Ma tutto il modo è un paese! Da una recente indagine dell’ Istituto Louis Harris in Francia e condotta a livello europeo si è messo in luce che l’80% delle donne che riferisce dolore durante i rapporti sessuali, con un inevitabile abbassamento del livello di soddisfazione, lo attribuisce proprio alla secchezza vaginale. Il 53% ritiene che questo sia causa di problemi sessuali nel rapporto; nel 26% dei casi è anche fonte di stress e cattivo umore. In più il 57% delle donne sostiene che questa situazione possa avere un ruolo di spicco nei problemi di coppia.

Il secreto vaginale e’ fondamentale per il benessere dell’ecosistema vulvare e per un buona sessualità. Una corretta lubrificazione è percepita come segno di giovinezza, femminilità e perfetta vita sessuale. La secchezza, al contrario, è un argomento così intimo da essere vissuto con vergogna. Nella maggior parte dei casi le donne tendono a ricondurre tutto alla mancanza di desiderio sessuale. E non è I’approccio corretto. È invece  fondamentale che si conoscano le varie situazioni che possono incidere sulle carenze di lubrificazione, affinché un cambiamento naturale non venga considerato un tabù.

Lubrificazione vaginale e estrogeni

Nella lubrificazione vaginale il ruolo principale spetta agli estrogeni. Questi ormoni femminili hanno il compito di mantenere il pH locale stabile a valori leggermente acidi, cioè intorno a 4,5 e di stimolare le secrezioni vaginali in modo da avere sempre un buon livello di idratazione della zona. Questa idratazione aumenta ancora di più durante l’eccitazíone, fase preliminare di un rapporto sessuale. Il cervello infatti ordina alle ghiandole di emettere un liquido incolore e inodore, che rappresenta un vero e proprio lubrificante. Alcune situazioni oppure fasi della vita possono alterare questi meccanismi e scatenare il disturbo. I sintomi sono fastidio o dolore alla penetrazione che può protrarsi anche per ore, bruciore che si intensifica durante il rapporto sessuale, arrossamento ai genitali e talvolta anche leggero gonfiore. La carenza di lubrificazione priva la donna di una difesa naturale e favorisce la presenza di microorganismi patogeni.

Secchezza vaginale: le cause

Nel corso della vita femminile si verificano innumerevoli cambiamenti fisici, spesso accompagnati da altrettanti stati d’animo che si possono riflettere sul proprio benessere ma le donne tendono a ricondurre tutto alla mancanza di desiderio sessuale. Invece, come vedremo, le cause della secchezza vaginale possono essere molteplici.

La menopausa periodo a rischio

Il momento in cui la secchezza vaginale maggiormente incide sulla perdita di libido e’ nella fase della menopausa. Quando cioè l’attività ovarica si esaurisce e cessano definitivamente sia le mestruazioni che la capacita’ riproduttiva. Il disagio nei rapporti sessuali si accompagna ad una mucosa vaginale più sottile, bruciore, prurito e talora perdite di sangue. La caduta della libido non e’ però legata alla diminuzione dei livelli di estrogeni, poiché non avviene automaticamente con l’arrivo della menopausa. Infatti il 50% delle donne in menopausa non lamenta un calo di desiderio sessuale e solo il 20% riporta una scarsità del desiderio. Ma è pur vero che molto spesso c’erano problemi legati alla sessualità anche prima della menopausa, che tuttavia le donne non hanno affrontato con l’aiuto del medico.

Dopo il parto lo stress non aiuta

In questo periodo si ha una caduta transitoria dei livelli ormonali femminili, che provoca secchezza vaginale. A ciò si aggiunge anche la fatica legata all’arrivo del bebè, che può provocare uno stress legato al nuovo ruolo di mamma, che coincide con grandi cambiamenti di abitudini e di orari. Spesso quindi lo stress per il nuovo impegno attenua il desiderio sessuale, con una momentanea carenza di lubrificazione vaginale.

Lo stress fa male ?

La secchezza vaginale può avere anche un’origine psicologica. Può essere la conseguenza di un periodo di stress. Le tensioni, quando sono protratte nei mesi, possono alterare il funzionamento di organi e apparati, compreso l’assetto ormonale. Spesso infatti la conseguenza ad uno stato cronico di stress è un’alterazione del ritmo mestruale, con ritardo o assenza di ciclo. Un’altra causa di stress può essere però anche di tipo psicosessuale. Ovvero, problemi all’interno della coppia. In questo caso la secchezza è l’espressione concreta di un rifiuto ad avere contatti con il partner.

Secchezza Vaginale: tante cause diverse

Un’altra ragione può essere il fumo di sigaretta, nelle forti fumatrici. È ormai del tutto assodato, infatti, che le sostanze contenute nel tabacco possono ostacolare la regolare produzione di ormoni e in particolare degli estrogeni. Le diete drastiche, o autogestite, possono causare il blocco delle mestruazioni, per alterazioni ormonali.

Non è raro che la terapia contraccettiva orale (10%) instauri un assetto ormonale inadeguato per una determinata donna, che si traduce in secchezza vaginale e spesso alterazioni dell’umore.

Alcune condizioni mediche (come il diabete), l’assunzione di alcuni farmaci comuni (antidepressivi)  o chemio/radioterapie possono causare secchezza vaginale. Alcune malattie autoimmuni possono rendere meno elastica la mucosa dei genitali.

Una secchezza vaginale grave, associata a variabile prurito, è causata da una patologia specifica, il “lichen sclerosus”, che si associa ad una progressiva e accelerata involuzione dei genitali esterni femminili.

Stili di vita: l’uso di saponi  “neutri” che in realtà risultano aggressivi, più volte al giorno, oppure di frequenti lavande interne priva la cute e le mucose della vulva dello straterello microscopico, ma importantissimo, che le ricopre e che ne mantiene una idratazione ottimale. Questo “film idrolipidico” è prodotto dalle ghiandole sebacee, dalle cellule di sfaldamento della cute, da acqua e sali minerali, riversati all’esterno dalle ghiandole sudoripare durante la normale traspirazione, e dall’ecosistema vulvare. Un’igiene “iperzelante” e/o con prodotti che non rispettano la complessità di questa struttura microscopica e preziosa, né il suo pH, causa una progressiva sensazione di secchezza, aumentando la vulnerabilità a infiammazioni, allergie e infezioni.

Come affrontare la secchezza vaginale:

1) è bene lasciar respirare i tessuti genitali, usando vestiario in materiali naturali (cotone, seta o lino), ed evitare l’effetto “microserra”, evitando l’uso di vestiario “a barriera” (salvaslip, slip, body, collant e pantaloni) che impedisce la traspirazione dei tessuti;

2) per la protezione intima, durante le mestruazioni, si possono alternare i tamponi interni (durante il giorno) ad assorbenti esterni, preferibilmente in puro cotone, la notte;

3) per l’igiene intima, preferire detergenti a pH acido, a base di timo o salvia. Queste sostanze hanno una dimostrata attività antibatterica selettiva, che rispetta cioè l’ecosistema vulvare;

4) il detergente va diluito in acqua. La frequenza suggerita dell’uso del detergente è di circa una volta al giorno;

5) applicare giornalmente sulla vulva una crema alla vitamina E: ha un effetto trofico e lenitivo;

6) in caso di distrofia, il ginecologo valuterà se prescrivere cicli di terapia anche cortisonica o con pomata galenica al testosterone, capace di ridare ai tessuti la freschezza perduta.

Terapia ormonale sostitutiva

In menopausa, può essere utile ricorrere alla terapia ormonale sostituiva che ripristina nell’organismo l’equilibrio degli ormoni femminili. Le nuove formulazioni sono a basso dosaggio e permettono di personalizzare la cura, riducendo gli effetti collaterali. Anche con le cure di ultima generazione però, le controindicazioni non cambiano. Non vanno bene quando c’è un rischio elevato di tumore del seno oppure in caso di gravi trombosi o epatite cronica.

Terapia ormonale locale

Si tratta di creme, capsule vaginali oppure ovuli, da inserire localmente a base di estrogeni. L’effetto è quello di migliorare il tono dei tessuti e ripristinare la lubrificazione vaginale. Attenzione però: si tratta di farmaci da non sottovalutare e da prendere in base ai tempi e ai modi stabiliti dal medico specialista.

Nessun imbarazzo per il lubrificante

Vale invece per tutte le età, il suggerimento di utilizzare un lubrificante, abbandonando la concezione che si tratti di un prodotto da sexy shop. Anzi, in caso di stress, oppure dopo la nascita di un bimbo, può rappresentare un utile mezzo per migliorare la sicurezza in se stesse. I lubrificanti sono in vendita in farmacia e ne esistono di due tipi, a base acquosa oppure in crema. I primi sono sottoforma di gel trasparente, il più delle volte inodore, non unge e contiene perlopiù sostanze emollienti e calmanti. Quello in crema ha le stesse qualità, con un’efficacia spesso protratta nel tempo.

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Due parole sull'autore

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Manuela Steffe

Medico, specialista in Ostetricia e Ginecologia, da quindici anni svolge la sua attività principale nell’ambito dell’infertilità, della diagnosi alle terapie di 1° e di 2° livello. Co-autrice di 27 lavori originali pubblicati su riviste nazionali ed internazionali. Ha partecipato, quale relatrice, ad 11 congressi presentando lavori originali, tutti di interesse osterico- ginecologico. E’ Responsabile del Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita di 1° Livello presso il Laboratorio Clinico Nomentano.