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Ecocardiogramma colorDoppler: tutto quello che c’è da sapere

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November 13, 2013

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Ecocardiogramma colorDoppler: tutto quello che c’è da sapere

L’ Ecocardiogramma o, in termini più tecnici, l’ecocardiografia, è una metodica diagnostica non invasiva che utilizza gli ultrasuoni per esplorare l’anatomia e la funzione del cuore. Rispetto ad altre metodiche diagnostiche essa ha il grande vantaggio di essere eseguibile anche al letto del paziente e di non produrre alcun disturbo o danno al paziente stesso. Inoltre permette di ottenere informazioni “in diretta” durante l’esame.

Ecocardiogramma: come funziona

Il principio sul quale si basa l’ ecocardiogramma è la riflessione degli ultrasuoni da parte delle singole strutture del cuore. Gli ultrasuoni vengono emessi da un trasduttore, detto anche sonda, che viene applicato dal medico sul torace del paziente. Gli ultrasuoni vengono riflessi man mano che incontrano le vari strutture nel torace. Essi ritornano così allo strumento, che li rileva e che ricostruisce l’immagine.

L’ ecocardiogramma si compone di più fasi (l’analisi monodimensionale, quella bidimensionale e quella Doppler) che insieme forniscono la completezza dell’esame e permettono di eseguire misurazioni e analisi dettagliate delle strutture cardiache. Con il perfezionamento della tecnica, l’ ecocardiogramma ha sostituito progressivamente nella diagnostica cardiologia altri esami più invasivi.

ecocardiogramma

Gli Ultrasuoni

La storia degli ultrasuoni è parte della storia della musica e della storia militare. Il primo a studiare il suono fu Pitagora nel VI sec. a.c.

La scoperta degli ultrasuoni è invece più recente. In particolare si deve a Joule la scoperta di come sia possibile generare energia meccanica (onde sonore) dall’energia elettrica. I fratelli Curie nel 1880 scoprirono l’ effetto Piezoelettrico, in pratica la capacità di alcuni cristalli di quarzo sottoposti ad un campo elettrico di generare ultrasuoni.

Queste due importanti scoperte suscitarono notevole interesse nei ricercatori, che utilizzarono gli ultrasuoni per le ricerche subacquee dopo l’affondamento del Titanic nel 1912.

Nel corso della seconda guerra mondiale gli ultrasuoni vengono sostanzialmente impiegati per scopi militari. Gli ultrasuoni prodotti alle frequenze volute venivano “sparati” in acqua e riflessi ogni volta che incontravano un ostacolo. Le registrazioni dei dati riflessi fornivano informazioni preziose sui fondali e sulla presenza di sottomarini nemici.

Dopo le applicazioni militari, negli anni 40, gli ultrasuoni fanno il loro ingresso in campo medico con i primi tentativi di “scandagliare” gli organi interni. Nel 1950 Keidel dirigendo un fascio di ultrasuoni attraverso il torace, compie il primo tentativo di esplorare il cuore misurandone le variazioni volumetriche. Ma solo con gli studi pioneristici di due svedesi, il Dr. Edler ed il Dr. Herz, che per primi usarono il “reflettoscopio ultrasonico” si riuscì ad esaminare il cuore in maniera sistematica superando i primi tentativi di visualizzare singole strutture cardiache.

L’Ecografo

L’ecografo è la macchina che permette l’esecuzione dell’ ecocardiogramma. É costituito da un corpo centrale con i comandi e il software, da un monitor sul quale si visualizzano le strutture analizzate e da varie sonde, che vengono di volta in volta scelte dall’operatore in base alla situazione clinica e al tipo di paziente.

A cosa serve l’ ecocardiogramma

Con l’ ecocardiogramma si possono visualizzare tutte le strutture cardiache. Questo esame ha un ruolo fondamentale nella valutazione delle dimensioni e della funzione della camere cardiache e di quella delle valvole cardiache. Nei pazienti che hanno subito un infarto miocardico, l’ ecocardiogramma permette di valutare la porzione del muscolo cardiaco danneggiata, ma al contrario di quanto spesso comunemente supposto, non essendo in grado di valutare i vasi del cuore (coronarie), non è in grado di prevedere un infarto futuro.

Come viene eseguito l’ ecocardiogramma

A torace scoperto il paziente si sdraia su un lettino medico leggermente inclinato, disponendosi sul fianco sinistro o sul dorso. Durante l’esecuzione di un ecocardiogramma il paziente collabora assumendo posizioni che favoriscono la visualizzazione delle varie strutture cardiache e talora trattenendo il fiato, in modo da minimizzare il mascheramento delle strutture cardiache da parte dell’aria contenuta nei polmoni. Attualmente in Italia l’esame viene eseguito da medici specialisti cardiologi. La competenza di chi esegue l’esame è molto importante. L’esame dura circa una ventina di minuti, anche se in alcuni soggetti o in alcune condizioni può durare più a lungo.

A chi serve l’ ecocardiogramma ?

L’ecocardiografia può essere richiesta elettivamente e quindi essere programmabile, oppure essere necessaria in urgenza, nei pazienti in condizioni critiche, nei quali serve arrivare più rapidamente possibile a una diagnosi. Si rivolge a soggetti che hanno avuto infarti miocardici, che soffrono di scompenso cardiaco, di problemi alle valvole cardiache o che fanno fatica a respirare. É utile nei controlli di pazienti sottoposti in precedenza a impianto di valvola cardiaca artificiale o a trapianto cardiaco. Risulta importantissima per la conferma o l’esclusione di patologie cardiache, sospettate in seguito al riscontro di un “soffio cardiaco”, oppure di segni di scompenso emodinamico durante la visita cardiologica. Nei pazienti con ipertensione arteriosa serve per valutare le conseguenze causate da questa condizione sulle strutture cardiache. Al giorno d’oggi anche la diagnosi delle cardiopatie congenite e il loro controllo nel tempo viene eseguita quasi esclusivamente con questa metodica.

Le condizioni che richiedono un ecocardiogramma urgente sono invece le complicanze di un infarto miocardio, che portano a un improvviso peggioramento clinico, le malattie dell’aorta che pongono a rischio di vita il paziente (aneurisma o dissecazione aortica) o gli accumuli di liquido intorno al cuore (versamento pericardico).

Limiti dell’ ecocardiogramma

In alcuni pazienti con problemi polmonari, come l’enfisema o la bronchite cronica, o in pazienti obesi o con una particolare conformazione toracica, la qualità dell’ ecocardiogramma effettuato può risultare assai scarsa, per l’impossibilità degli ultrasuoni di penetrare adeguatamente all’interno del torace.

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Due parole sull'autore

antoniosaponaro@laboratorionomentano.it'

Antonio Saponaro

Il dottor Antonio Saponaro si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e specializzazato in Cardiologia presso la seconda Facoltà di Medicina dell’Università “Sapienza” di Roma. E’ in servizio presso il reparto di cardiologia del Policlinico Militare “Celio”. Svolge la sua attività professionale presso il Poliambulatorio Specialistico Nomentano ed in altri ambulatori romani. Ha al suo attivo alcune pubblicazioni sul Giornale di Medicina Militare e su Minerva Cardiologica.