Sunday, Jan. 20, 2019

Radon: perché è un problema?

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January 10, 2019

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Radon: perché è un problema?

Il radon (222Rn) è un gas radioattivo che si forma naturalmente sulla Terra. Il radon è inodore, incolore e insapore, quindi non è percepibile dai nostri sensi, tuttavia se inalato, è considerato molto pericoloso per la salute umana.

Esso è prodotto dal decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio, elemento naturalmente presente in quantità variabili in tutte le rocce e nei suoli.

Alcuni tipi di rocce, come ad esempio graniti e rocce vulcaniche, contengono più uranio rispetto ad altre, e perciò producono molto più radon. Il suo isotopo più stabile è il radon-222 che decade nel giro di circa 4 giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento o “figli”, tra cui il polonio-218 e il polonio-214 che emettono anch’essi radiazioni alfa.

Gas Radon: rischi per la salute

Il principale rischio per la salute umana (per il quale si hanno al momento evidenze epidemiologiche) consiste in un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore polmonare.

Per tale motivo, il livello della concentrazione di gas radon e le azioni conseguenti sono trattate in un’apposita direttiva europea ed il CNR è parte di un progetto pilota di monitoraggio il Life-Respire.

A livello mondiale, il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon.

Radon sostanza cancerogena

In realtà, la maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada, tuttavia una piccola quantità si trasferisce nei polmoni (e negli altri organi), dove i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e emettono le radiazioni alfa che possono danneggiare il DNA delle cellule. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano.

Dove si trova il radon?

Il radon è ubiquitario su tutta la crosta terrestre in quantità estremamente variabili. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva nelle abitazioni dove la concentrazione dipende da quanto uranio è presente nel terreno sottostante l’edificio.

Il gas migra dal suolo (o dai materiali con cui è costruito l’edificio) e penetra all’interno degli ambienti di vita attraverso le fessure (anche microscopiche), le giunzioni delle pareti al pavimento, i passaggi dei vari impianti (elettrico, termico, idraulico).

Gas Radon: occhio alle eccessive concentrazioni

Durante la migrazione del radon dal suolo verso l’atmosfera, dove la sua concentrazione è estremamente bassa, il radon può accumularsi nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole, ecc.) raggiungendo concentrazioni particolarmente elevate nelle cantine e nei piani terra, soprattutto se scarsamente ventilati, e dove può costituire un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori.

La concentrazione del radon negli edifici è soggetta a forti variazioni sia spaziali che temporali: edifici anche vicini possono avere concentrazioni molto diverse. Inoltre, il radon mostra forti variazioni anche tra giorno e notte, estate e inverno e in diverse condizioni meteorologiche.

Normative relative al radon

La recente Direttiva Europea 2013/59/EURATOM del 5 dicembre 2013 (Norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, e abrogazione delle Direttive 89/618/EURATOM, 90/641/EURATOM, 96/29/EURATOM, 97/43/EURATOM e 2003/122/EURATOM) (https://ec.europa.eu/energy/sites/ener/files/documents/CELEX-32013L0059-EN-TXT.pdf), recepita dagli Stati Membri a febbraio 2018, stabilisce quali sono le azioni da promuovere per indentificare gli edifici con concentrazioni di radon (su media annua) superiori al livello di riferimento di 300 Bq/m3 (bequerel per metro cubo) e incoraggiare le misure atte a ridurre il tale concentrazione (Art.74-2 e Art. 103-1,2,3).

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