Wednesday, Feb. 8, 2023

Intervista al Sindaco di Poggio Mirteto, Fabio Refrigeri

Pubblicato da :

|

March 6, 2010

|

in:

Intervista al Sindaco di Poggio Mirteto, Fabio Refrigeri

42 anni, da 6 anni sindaco di Poggio Mirteto e prima di allora per nove anni assessore, per Fabio Refrigeri la politica e Poggio Mirteto rappresentano certamente le passioni di una vita. Passioni vissute con la capacità di guardarsi intorno oltre i confini comunali per individuare progetti e soluzioni che fanno di Poggio Mirteto una realtà in fermento e tra le più importanti per lo sviluppo futuro della Sabina.

Sindaco Refrigeri, Lei è al suo secondo mandato: come è cambiata Poggio Mirteto durante questi anni ? Quali sono state le dinamiche sociali ed economiche più rilevanti ?

Certo la Poggio Mirteto di oggi non somiglia molto a quella di quando ho iniziatola miaattività politica né tantomeno a quella di quando ero ragazzino. Intendiamoci, il centro storico è ancora quello di sempre, quello che descriveva anche il pittore Filippo De Pisis che qui ha insegnato negli anni ’20, perché ne custodiamo gelosamente l’integrità, ma tutto il resto è molto cambiato. Poggio ha avuto una significativa espansione demografica negli ultimi dieci anni, circa il 30%, ed è di conseguenza cresciuta l’area urbana nonchè le infrastrutture dedicate ai servizi alla popolazione. Queste ultime, poi, hanno fatto si che anche gli abitanti dei comuni vicini spesso gravitino qui e, dal 2004, viviamo un costante flusso di nuovi abitanti che provengono da Roma.

L’aggregazione diventa così un tema all’ordine del giorno.

Non c’è dubbio. Chi arriva qui, specie se a seguito di una scelta ponderata di cambiare vita, di lasciare la grande città, vuole riconoscersi in Poggio Mirteto ed è compito dell’amministrazione rendere questo percorso più facile. Noi siamo partiti pensando ai bambini: abbiamo realizzato un campo di calcio proprio per loro a Poggio Mirteto Scalo, poi, sempre allo Scalo, la nuova scuola, la piazza. Proprio nell’ottica di aggregare. Abbiamo anche puntato molto sulla condivisione delle tradizioni e della cultura poggiana. Lei sa che noi andiamo fieri della nostra Banda Garibaldina: abbiamo voluto offrirle ogni supporto, ed oggi è composta da 60 elementi, moltissimi giovani. Sono ragazzi entrati in una tradizione, in una dimensione di appartenenza, che essi stessi ora portano avanti e diffondono.

C’è anche un bell’esempio nello sport, dico bene ?

Si dice bene. Parliamo di una avventura che coinvolge quest’anno 280 ragazzi dai 16 anni in giù. Questi 280 ragazzi formano 16 squadre diverse, provengono da 31 comuni e, ci siamo divertiti a contarle, appartengono a 14 etnie. Non è stato un caso, però: siamo partiti con un progetto per mettere in rete gli impianti sportivi del territorio, per mettere in comune le risorse. Così, adesso, i comuni della Valle del Tevere si muovono in modo unitario in un ambito importantissimo per la crescita dei nostri ragazzi.

A questo proposito, Lei è il vice-coordinatore nazionale per l’associazionismo comunale dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani, ndr). Cosa significa, in pratica, oggi, collaborare tra comuni ?

Vede, un sindaco di un piccolo comune si rende conto molto in fretta la reale competitività del territorio che amministra, cioè il livello dei servizi offerti alla cittadinanza, lo sviluppo economico, la qualità della vita, non sono temi e processi che possono essere gestito in perfetta solitudine. Bisogna, invece, trovare sinergie con i comuni limitrofi. Così è nata l’Unione dei Comuni della Bassa Sabina che attualmente comprende oltre a Poggio Mirteto, Montopoli, Forano, Cantalupo e Tarano ma che potrebbe presto estendersi a Stimigliano, Collevecchio, Casperia e Poggio Catino. In questo momento gestiamo in modo unitario la polizia municipale, il sistema delle biblioteche, la raccolta dei rifiuti, anche differenziata, lo sportello unico della attività produttive e, ma in questo caso siamo già in 20 comuni a farlo insieme, i servizi sociali.

Immagino che non pensiate di fermarvi qui.

No assolutamente. Contiamo di fare ancora parecchia strada. Stiamo ragionando in un’ottica di territorio che prescinde dall’appartenenza ad una determinata provincia per guardare al dato di fatto: nella valle del Tevere ci sono venti comuni che possono operare in modo integrato sulle due sponde del fiume, quella romana e quella reatina. Si possono fare cose importanti: esempio sviluppare un’ ”economia corta” dove le produzioni locali possano trovare un’unica vetrina nell’ExpoGreen di Sant’Oreste.

Per garantire uno sviluppo di lungo periodo ai nostri comuni ci vuole “qualità di territorio”, cioè essere capaci ci migliorarsi continuamente, rispondere sia alle esigenze dei nostri concittadini di oggi sia di coloro che guardano a Poggio Mirteto o agli altri comuni limitrofi come un possibile posto dove venire a vivere. Nuove tecnologie di comunicazione, servizi di mobilità, un’offerta culturale qualificata, un ambiente intatto, piani regolatori rispettosi della qualità della vita sono tutti aspetti della qualità complessiva del territorio ed è molto più probabile riuscire a raggiungere questi obiettivi mettendo insieme le forze che da soli.

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

Strategie per il Diabete: intervista a Marco Songini
Mauro Alessandri: Monterotondo Città del Sapere
Jacopo Mele: essere imprenditori di se stessi

Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.