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Obesità: tutto quello che c’è da sapere

L’obesità è ormai diventata la principale patologia metabolica dei paesi industrializzati: la sua incidenza è tale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si riferisce ad essa come ad un’epidemia globale. Nel 2008, infatti, 1.5 miliardi di adulti nel mondo  erano in sovrappeso e l’ eccesso ponderale causa ogni anno nel mondo la morte di circa 2,8 milioni di adulti.

Anche l’ obesità infantile ha raggiunto livelli allarmanti: nel 2010, circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni di età sono stai stimati in sovrappeso. La gravità del fenomeno sta anche nel fatto che i bambini obesi rischiano di diventare adulti obesi ossia adulti a rischio di altre patologie croniche associate.

Obesità: cosa succede in Italia?

Nel 2010, il 32% degli adulti era in sovrappeso, mentre l’11% era obeso: più di quattro adulti su dieci sono quindi in eccesso ponderale. In quanto all’obesità infantile, i dati del 2010 evidenziano che  nei 15enni il 25,6% nei maschi ed il 12,3% nelle femmine è in sovrappeso o obeso.

Ora che conosciamo le dimensioni del problema, poniamoci qualche domanda.

Cos’ è l’obesità?

Si definisce l’obesità come un eccesso di grasso corporeo: l’indice di riferimento per la classificazione quantitativa degli eccessi ponderali è l’Indice di Massa Corporea (IMC), anche noto come Body Mass Index (BMI).

Il BMI è uguale al peso in kg/altezza in m2 e non è condizionato da variabili quali il sesso e la valutazione del peso ideale.  Un BMI > 30 kg/m2 indica obesità:

BMI <18,5 18,5-24,9 25-29,9 30-34,9 35-39,9 >40
 
 Sottopeso  Normopeso  Sovrappeso Obesità
I grado
Obesità
II grado
Obesità
III grado

Il grasso è un tessuto inerte di accumulo?

A volte, di fronte a casi di obesità elevata, si tende ad attribuirli alle cosiddette “disfunzioni ormonali” ma la letteratura scientifica ci dice che più frequentemente si verifica il contrario, ossia è l’adipe accumulata a provocare disturbi ormonali, metabolici e non solo.

Il tessuto adiposo infatti è un tessuto plastico in grado di produrre ormoni, neurotrasmettitori, molecole del sistema immunitario e molecole infiammatorie. In questo modo il grasso corporeo si comporta da vero e proprio organo endocrino che comunica col nostro cervello influenzando il centro fame-sazietà e con le principali ghiandole endocrine (ipofisi-tiroide-surrene-gonadi) agendo sul nostro metabolismo, sulla nostra fertilità e su altre funzioni fisiologiche come la coagulazione sanguigna e la corretta attivazione dei meccanismi infiammatori e immunitari.

Oltre certe quote di massa grassa tali interferenze del tessuto adiposo diventano patologiche e in base alla prevalente sede di localizzazione provocano conseguenze cliniche diverse. La “buona notizia” è che, in condizioni di sovrappeso e obesità, un calo ponderale di circa il 10% riduce il rischio di complicanze.

Come si distribuisce il grasso nel nostro corpo?

Il grasso corporeo può distribuirsi armonicamente in tutti i distretti del corpo oppure può accumularsi  prevalentemente al tronco, agli arti superiori e al collo, come accade più spesso nel sesso maschile (distribuzione androide o “a mela” o addominale) o ancora il grasso può disporsi ai fianchi, al bacino e agli arti inferiori, come accade più spesso nel sesso femminile (distribuzione ginoide o “a pera”).

La circonferenza vita elevata, da sola, è un indice di rischio di malattie cardiovascolari e oltre certi valori di circonferenza vita aumenta il rischio di ischemia cardiaca (angina pectoris, infarto miocardio), di scompenso cardiaco e di aterosclerosi. Anche altre circonferenze corporee possono essere valutate per predire un aumentato rischio di malattie associate all’obesità come la circonferenza del collo relativamente alla Sindrome da Apnee Notturne (OSAS)  e la circonferenza del braccio non dominante in relazione all’ipertensione arteriosa.

Il BMI – Body Mass Index

Questi parametri antropometrici e il rischio di ammalarsi delle patologie ad essi correlati sono direttamente proporzionali al grado di Body Mass Index – BMI dei soggetti obesi: maggiore è il grado di obesità e maggiore sarà il rischio che essi siano cardiopatici, aterosclerotici, impossibilitati a respirare, diabetici, affetti da qualche neoplasia, ecc.

Ciò perché elevati valori di BMI in soggetti con obesità addominale indicano che il grasso è prevalentemente viscerale (ossia intorno e dentro gli organi interni) e in questa sede il tessuto adiposo rende inefficace la funzione fisiologica dell’ insulina normalmente prodotta dal pancreas. Quest’ultimo organo, allora, ne secerne più del solito e si instaura la condizione di iperinsulinismo che è alla base di tutte le complicanze cliniche già citate. Come già detto, un calo pari al 10% del peso riduce il rischio di tali patologie associata all’obesità.

Nel caso dell’ obesità ginoide invece il tessuto adiposo non è metabolicamente attivo ma funge più da deposito ed è in grado anche di accumulare al suo interno consistenti quote di tossine endogene (scorie metaboliche) o esogene (sostanze farmacologiche, additivi alimentari, ecc). Si verificano così col tempo fenomeni di ritenzione idrica e  infiammazione cellulare (cellulite), a volte dolorosi, che in base all’ entità dei singoli casi possono essere trattati abbinando, ad un sano stile di vita e ad alcuni farmaci, anche alcuni trattamenti di medicina o chirurgia estetica. Perciò le patologie più spesso associate all’obesità ginoide sono stasi ed insufficienza venosa (varici), edemi degli arti inferiori anche importanti, infiammazione cronica, ritenzione idrica.

Riassumendo, sembra che anche nel Paleolitico (20-30 mila anni a.C.) esistesse l’obesità ma era molto più rara e non comportava le conseguenze cliniche a cui si associa oggi. Se la donna rappresentata dalla Venere di Willendorf e il suo compagno fossero obesi ai giorni nostri, più di uno dei loro organi o apparati potrebbero essere malati, come:

Cervello
Trombosi, Emorragia Cerebrale (53 % dei casi)
Ansia/Depressione
Alimentazione compulsiva

Cuore e Vasi
Ipertensione arteriosa
Aterosclerosi
Malattia coronarica  (35 % dei casi)
Scompenso Cardiaco
Aritmie
Varici Venose
Edemi degli arti inferiori

Apparato Respiratorio
Insufficienza respiratoria
Sindrome delle Apnee Notturne

Sistema Endocrino-Metabolico
Diabete mellito e Sindrome Metabolica
Dislipidemia
Disfunzioni degli ormoni sessuali

Apparato Gastro-Intestinale
Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo
Steatosi Epatica e Steatoepatite Non Alcolica
Calcolosi della colecisti
Ernie
Tumori del Colon

Apparato Genito-Urinario e Mammella
Sindrome dell’ovaio policistico
Amenorrea e Infertilità (18%)
Incontinenza urinaria
Tumori dell’utero
Tumori del seno

Apparato Muscolo-Scheletrico
Ernie Discali
Traumi Accidentali
Osteoatrosi
Osteoartriti

E allora…come si esegue la Valutazione dello Stato di Nutrizione?

Durante la visita, il medico specialista in Scienza dell’ Alimentazione valuta e raccoglie dati relativi a:

  • stato di salute generale e patologie concomitanti del paziente
  • analisi ematochimiche ed eventuali esami strumentali
  • peso, Altezza, BMI (stadiazione dell’ eccesso ponderale)
  • circonferenza vita, rapporto Vita-Fianchi, altre circonferenze
  • composizione corporea (FM-massa grassa e FFM-massa magra)
  • stato di idratazione
  • metabolismo Basale
  • dispendio Energetico

Si valuta quindi l’ entità di complicanze già presenti e il rischio di insorgenza di altre patologie associate all’obesità.

Il Progetto Terapeutico

Infine medico e paziente concordano un Progetto Terapeutico che prevede:

  • dietoterapia
  • programma di attività fisica
  • terapia farmacologica delle complicanze
  • eventuale terapia farmacologica antiobesità

E’ bene che ogni progetto terapeutico sia condiviso con gli altri specialisti di riferimento del paziente, per una globale presa in carico della persona obesa e della sua condizione clinica che, in quanto complessa, richiede un approccio multidisciplinare sia nella fase di calo ponderale sia in quella, delicata, del mantenimento e monitoraggio successivo (follow-up).

Ciò per agevolare il paziente nel percorso che ha come obiettivi generali e individuali realistici:

  • calo ponderale del 5-10% per avere una significativa riduzione di: pressione arteriosa, colesterolemia, glicemia, insulino-resistenza, infiammazione cronica, difficoltà respiratorie, disabilità motorie
  • riduzione graduale e permanente della massa grassa
  • educazione alimentare e ri-abilitazione da comportamenti alimentari inadeguati progressivamente sostituiti da un nuovo stile alimentare che consenta una autogestione dei fisiologici stimoli di fame e sazietà
  • acquisizione di nuove e durature abitudini alla attività fisica regolare (strutturata e non)

In particolare l’obiettivo del trattamento dietetico è quello di fornire in modo equilibrato e bilanciato tutti i nutrienti (carboidrati, proteine, lipidi, vitamine e minerali) senza, quindi, escludere alcun alimento in quanto nessun alimento contiene il 100 % dei nutrienti di cui si ha bisogno.

Infatti, gli schemi alimentari selettivi (ad es: “dieta della frutta”, “dieta del minestrone”, “dieta del riso”, “diete proteiche” in assenza di carboidrati, ecc.) possono determinare stati di carenza di alcuni nutrienti.

Qual è il modello alimentare di riferimento per essere in forma?

Il 17 Novembre 2009, l’ UNESCO ha inserito la Dieta Mediterranea Moderna nella lista dei beni considerati come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Questa dieta, che consente la prevenzione delle patologie degenerative croniche delle società avanzate, è caratterizzata dall’assunzione corrente di olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca e verdure, da una moderata quantità di pesce, di latticini e di carne, dall’uso delle spezie nei condimenti, dall’aggiunta di modiche quantità di vino ai pasti o infusi. Tutto ciò in conformità alle diverse tradizioni delle popolazioni residenti sul Mediterraneo che tendono a consumare gli alimenti secondo la loro stagionalità e la loro origine locale e secondo costumi sociali di convivialità che caratterizzano l’alimentazione ancora come elemento culturale e occasione di aggregazione contribuendo così al benessere globale degli individui.

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maymemarypandolfo@laboratorionomentano.it'

Mayme Mary Pandolfo

La Dott.ssa Mayme Mary Pandolfo si è laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Scienza dell’Alimentazione presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti. Responsabile del Programma di Educazione Terapeutica Strutturata (ETS) in Diabetologia presso la UOC Diabetologia, Dietologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale “Sandro Pertini” di Roma ove svolge anche attività di ricerca in campo diabetologico. Esercita, inoltre, la sua attività professionale presso diverse strutture mediche della Capitale. E' co-autrice di diversi articoli scientifici pubblicati su riviste mediche internazionali ed ha presentato relazioni in congressi nazionali ed internazionali.