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Obesità infantile: nutrirsi bene da piccoli per crescere sani

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January 2, 2013

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Obesità infantile: nutrirsi bene da piccoli per crescere sani

In un’epoca in cui l’immagine e le pressioni dei mass media influenzano lo stile di vita di grandi e piccoli, sono soprattutto questi ultimi i più indifesi e indotti a preferire un’alimentazione ricca in grassi e in zuccheri semplici e a ridurre le occasioni quotidiane di attività fisica. Ciò ha portato, negli ultimi decenni, ad un aumento nel mondo dei casi di sovrappeso e obesità, anche in età infantile ed adolescenziale. Del resto, i dati del 2010 sull’obesità infantile italiana, in ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, parlano chiaro:

  • la frequenza dei ragazzi in sovrappeso e obesi è elevata, con percentuali maggiori negli 11enni (29,3% nei maschi, 19,5% nelle femmine) rispetto ai 15enni (25,6% nei maschi, 12,3% nelle femmine)
  • anche l’attività sportiva è in calo con i giovani di 15 anni (47,5% dei maschi e 26,6% delle femmine) che fanno meno attività fisica rispetto ai ragazzi di 13 (50,9% dei maschi e 33,7% delle femmine)
  • si riscontra un minor consumo quotidiano di verdura nelle regioni del Sud e tra i maschi
  •  tra i quindicenni, il 40% dei maschi e il 24% delle femmine dichiara di consumare alcol almeno una volta a settimana
  • il 19% dei quindicenni (sia maschi che femmine) dichiara di fumare almeno una volta a settimana

Obesità Infantile: quali rischi per la salute?

La conseguenza più frequente dell’obesità infantile è che un bambino obeso ha maggiore probabilità di essere un adulto obeso. Inoltre malattie tipiche dell’adulto insorgono precocemente nei bambini e nei ragazzi obesi. In particolare, gli adolescenti potrebbero aver bisogno prestissimo di terapia farmacologica per il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, il colesterolo elevato, le irregolarità mestruali, la precocità o il ritardo della crescita e dello sviluppo sessuale.
Accanto a questi aspetti bisogna considerare anche gli importanti risvolti sullo sviluppo psicologico del bambino-adolescente sovrappeso. Spesso si tratta di bambini presi in giro dai coetanei e giudicati dagli adulti che crescono, con difficoltà relazionali e caratterizzati da bassa autostima.

Quand’è che un bambino è obeso e cosa fare?

Per una corretta valutazione della crescita del bambino e del suo stato di nutrizione il medico nutrizionista si riferisce alle curve di crescita staturale e del peso, relative alla popolazione infantile italiana. Lo specialista inoltre valuta anche il Body Mass Index (BMI), confrontandolo con la relativa curva di crescita, per ottenere l’eventuale diagnosi di sovrappeso od obesità.

Poiché l’obesità è anche definita come un eccesso di tessuto adiposo, nel bambino come nell’adulto può essere utile, ma non indispensabile, la valutazione della composizione corporea attraverso la plicometria al fine di monitorare le modificazioni di massa grassa e massa magra del giovane paziente durante la sua crescita.

Altri parametri da valutare periodicamente sono gli esami ematochimici, la pressione arteriosa, alcune circonferenze corporee (vita, fianchi, etc..) per tenere sotto controllo l’eventuale aumento del rischio di patologie associate al sovrappeso.

Ulteriori indagini, infine, possono essere effettuate in caso di deficit della crescita (es: intolleranza al glutine e altre intolleranze con malassorbimento di nutrienti) e anche gli esami ormonali della crescita da condividere col pediatra curante con cui è sempre importante collaborare.

Gli stili di vita

Una volta accertata la diagnosi, l’approccio migliore in caso di obesità infantile è quello dell’ educazione ad un sano stile di vita. Il bambino e tutto il suo nucleo familiare, inclusi nonni ed amici, possono aver bisogno di informazioni corrette sul tipo di alimentazione e di attività fisica più adeguate alla sua età.

La prescrizione di una dieta strutturata in età infantile non è utile e anzi è spesso controindicata per il rischio di insorgenza di disturbi latenti del comportamento alimentare. Inoltre, per non indurre nel bambino la percezione di essere malato, è utile che il medico nutrizionista fornisca ai genitori indicazioni alimentari in termini di porzioni e di unità di misura di uso domestico (es: mestolo, cucchiaio, bordo del piatto, bicchiere, etc. etc.). In generale, piuttosto che dare indicazioni strettamente quantitative, si preferisce che tutta la famiglia acquisisca maggiore conoscenza della dieta mediterranea, dei gruppi alimentari, dei macro e micronutrienti che ne fanno la dieta cardine per la prevenzione di molte malattie.

In tal modo, la cura del bambino attraverso uno stile di vita sano, anche in assenza di specifiche patologie, costituisce un’opportunità per tutta la famiglia e garantisce una crescita sana ed equilibrata dei bambini, permettendo la prevenzione di molte patologie nell’individuo adulto.

Leggi anche: Bambini: quale alimentazione?

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Due parole sull'autore

maymemarypandolfo@laboratorionomentano.it'

Mayme Mary Pandolfo

La Dott.ssa Mayme Mary Pandolfo si è laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Scienza dell’Alimentazione presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti. Responsabile del Programma di Educazione Terapeutica Strutturata (ETS) in Diabetologia presso la UOC Diabetologia, Dietologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale “Sandro Pertini” di Roma ove svolge anche attività di ricerca in campo diabetologico. Esercita, inoltre, la sua attività professionale presso diverse strutture mediche della Capitale. E' co-autrice di diversi articoli scientifici pubblicati su riviste mediche internazionali ed ha presentato relazioni in congressi nazionali ed internazionali.