Sunday, Dec. 8, 2019

Prevenire l’invecchiamento

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January 9, 2015

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Prevenire l’invecchiamento

L’allungamento dell’età media di vita, quest’ultima quasi più che raddoppiata in 2000 anni, al punto di poter parlare ormai di quarta età e di poter prevedere che nel 2050 gli over 65 saranno circa due miliardi, pone la scienza e la società di fronte a scenari e responsabilità nuovi.

Se infatti si è assistito ad una trasformazione dell’Italia da paese delle mamme a paese dei nonni, con una popolazione anziana che viaggia verso percentuali del 20% ed oltre ed è causa di circa il 40% dei ricoveri e di circa il 50% delle giornate di degenza, è di tutta evidenza come il problema vada affrontato sotto il profilo della ricerca, della prevenzione, dell’approccio psico– sociale, in ultima analisi quindi di soluzioni integrate.

La questione abbraccia anche l’obiettivo della qualità della vita, per dare, come dice un felice adagio, non solo più anni alla vita,  ma anche più vita agli anni.

Invecchiando aumentano le differenze

L’ invecchiamento è un fenomeno molto differenziato, atteso che con  l’età i soggetti si diversificano sempre più tra loro. Infatti, mentre nelle persone giovani i parametri biologici tendono a convergere verso un valore medio, gli anziani manifestano un range di valori con ampia dispersione degli stessi.

Come valutare la salute dell’anziano ?

Da qui la necessità di valutare la salute dell’anziano non solo in termini di assenza di patologia acuta, ma attraverso una valutazione globale che tenga conto del tenore residuo delle sue capacità funzionali, del livello di performance correlato all’ambiente di vita, del grado di autosufficienza anche nelle attività della vita quotidiana, della capacità di deambulazione, del grado di disabilità.

Come fronteggiare l’ invecchiamento ? Stili di Vita, Attività Fisica, Prevenzione

Le risposte non possono che concernere migliori stili di vita, la capacità di antagonizzare malattie di tipo degenerativo, il mantenimento al miglior livello possibile delle riserve funzionali dell’organismo, strategie di recupero non sempre adeguatamente considerate, quali quelle che attraverso l’attività fisica ed adeguati stimoli psico-cognitivi perseguono l’obiettivo della “riattivazione geriatrica”.

Non vi è dubbio infatti che lo stile di vita influenzi decisamente velocità e tipologia dell’ invecchiamento, se è vero, come è vero, che l’obesità , la ridotta attività fisica, l’abuso di alcool, tabacco ed altre droghe, ne facilitano l’insorgenza e l’incedere.

E’ noto come l’obesità, fonte ad esempio di circa 300mila morti all’anno negli Stati Uniti, propizi i fenomeni dell’ invecchiamento e riduca la durata della vita, per il concorso di patologie ad essa correlate. In particolare diabete (ben noto è il fenomeno della insulinoresistenza negli obesi), ipertensione arteriosa, manifestazioni degenerative artrosiche polidistrettuali, fonte, in molte circostanze, di perniciosa inattività.

Altrettanto noti sono gli effetti nocivi dell’abuso di alcool sul sistema nervoso centrale e su quello periferico,  sulle funzioni detossicanti e non del fegato, sull’efficienza del muscolo cardiaco, così come quelli del tabagismo non solo a carico dell’apparato respiratorio, ma anche in chiave cardiocircolatoria per i danni arrecati alla funzione endoteliale e per i fenomeni di vasospasmo indotti.

Sempre in ottica di prevenzione particolare attenzione merita l’attività fisica attraverso attività aerobica (camminata a passo veloce) in misura di almeno 30 minuti al giorno, esercizi di resistenza, di flessibilità e di equilibrio da praticare almeno due volte la settimana (come sostenuto da Chalmers il peggior nemico dell’anziano è il letto), la cura della vista e dell’udito attraverso esposizione a buone fonti di luce, difesa dall’inquinamento acustico (di cui occorre temere non solo la nocività uditiva, ma  anche quella esercitata a livello circolatorio o gastroenterico), controlli periodici volti a sorprendere patologie a larga potenzialità quali la maculopatia degenerativa ed il glaucoma, essendo ben nota la frequenza con cui nella persona anziana compare una sindrome da deprivazione sensoriale che concorre, con aspetti polipatologici spesso presenti in tale età della vita, a definirne la fragilità e la complessità.

Affrontare le malattie della terza età

Un altro aspetto che appare rilevante, concerne la possibilità di fronteggiare, attraverso accorgimenti piuttosto semplici, l’insorgenza o l’ingravescenza di malattie prevalentemente presenti in età avanzata. Cosicché:

  • nel caso dell’osteoporosi (malattia sistemica caratterizzata da riduzione della massa ossea, con aumento di fragilità dell’osso,  prevalenza nel sesso femminile,  anche se nella donna la prognosi è migliore e ciò probabilmente per i maggiori aspetti di comorbilità nell’uomo), occorrerà prestare attenzione a fattori di rischio tra cui ricordiamo la familiarità, la magrezza, l’ipogonadismo, la amenorrea, la menopausa precoce, l’abuso di alcool, di tabacco e di caffeina, lo scarso apporto di calcio e vitamina D3, la prolungata terapia steroidea, l’impiego di farmaci, quali ormoni tiroidei, anticonvulsivanti, immunosoppressori, capaci di favorirne l’insorgenza, stimolare l’attività fisica per gli effetti benefici che questa esercita sugli osteoblasti, sulle cellule deputate cioè alla formazione di osso;
  • nel caso delle fratture ci si dovrà premurare di aver cura dell’ambiente di vita (fissando i tappeti ai pavimenti, usando tappetini antiscivolo, applicando mancorrenti, eliminando per quanto possibile ostacoli, sporgenze, fili volanti ed angoli visivi, evitando manovre incongrue quali l’uso di tavoli o sedie o scala non stabile per raggiungere parti elevate),  considerare la eventualità di fratture patologiche ad esempio in presenza di neoplasie;
  • nel caso delle cadute (un terzo degli ultra sessantacinquenni e metà degli ultraottantenni incorre in almeno una caduta all’anno) bisognerà preoccuparsi di una buona illuminazione dell’ambiente domestico, osservare gradualità nei passaggi posturali, usare moderazione nell’impiego di farmaci ad azione sedativa, mantenere entro un range di accettabilità e stabilità i valori pressori, ricercare le cause al fine di eliminarle per quanto possibile, evitare  manovre incongrue di mobilizzazione per eventuale presenza di fratture;
  • nel caso di fenomeni involutivi cerebrali, sorprenderne, quanto più tempestivamente, gli esordi (ad esempio cambiamenti di umore e di comportamento, turbe della memoria e/o dell’attenzione, labilità della capacità critica), curare l’inserimento del soggetto in un solido circuito di socializzazione, stimolare l’attività cerebrale in chiave di comunicazione e prassica, assicurare il miglior sostegno psicologico possibile, tener conto dell’entità della componente depressiva, spesso dominante, in considerazione del rischio di tentativi di auto soppressione e della segnalata aumentata frequenza di patologie cardiovascolari nella depressione;
  • nel caso delle demenze, incidenti oltre i 65 anni in misura circa del 7% nel sesso femminile, del 5% in quello maschile, del 20% circa in età più avanzata, tener conto che la malattia di Alzheimer-Perusini che costituisce il 50% ed oltre delle demenze nel mondo occidentale, si manifesta in modo improvviso e del tutto casuale, esordisce con disturbi della memoria a breve termine, interessando via via le funzioni intellettive superiori. Molto utile è all’occorrenza un semplice test della memoria, quale l’MMSE (Mini mental state examination), come certamente utile è migliorare attraverso la cura delle componenti sociale, fisica e mentale, la riserva cognitiva (Brain Reserv), valido meccanismo di compensazione/adattamento rispetto all’evento avverso, per ritardare la espressione e l’avanzamento della malattia;
  • nel caso di episodi di ictus sorprenderne tempestivamente l’esordio (impaccio nel linguaggio o motorio, difficoltà nella esecuzione dei fini movimenti, ad esempio), sì da intervenire possibilmente entro le prime due ore, termine quanto mai vantaggioso per ottenere una reversibilità, cercare i fattori di rischio circolatorio che possono favorirne le recidive (fumo, obesità, ipertensione, diabete, turbe del metabolismo lipidico, tra tutti);
  • nel caso delle ulcere da decubito evitare quanto più possibile la sindrome da immobilizzazione, di cui, come e più ancora del ridotto rendimento cardiaco e respiratorio, della ipotensione ortostatica, dello scadimento delle condizioni generali, dell’alterazione dei tempi di reazione, del controllo della posizione e dei movimenti, delle alterazioni delle funzioni sfinteriche, delle infezioni, costituiscono eloquente espressione, modificare spesso il decubito del paziente, usare traverse monouso, pannoloni in caso di incontinenza, detergere la cute con soluzione fisiologica (che ha anche lo scopo di aiutare almeno in parte la riepitelizzazione), rimuovere il tessuto non più vitale, pabulum favorevole allo sviluppo di infezioni.

Invecchiare in compagnia

E’ necessario costituire una  rete di relazioni intorno alla persona anziana curandone l’empatia.  La socializzazione va infatti considerata un valore fondamentale in cui si inscrive la necessità di scelte specifiche sotto il profilo culturale, turistico, ludico, senza ovviamente trascurare la dignità dell’aspetto occupazionale.

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Due parole sull'autore

Giorgio De Simone

Il Dr. Giorgio De Simone è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Oncologia; Malattie del Fegato, delle Vie biliari e del Ricambio e Medicina Legale e delle Assicurazioni. Già Dirigente Medico e Responsabile della Medicina Legale dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, è Consulente Tecnico d'Ufficio presso il Tribunale di Roma da oltre 40 anni e presso Tribunali di altre sedi giudiziarie. Medaglia d'oro della Scuola Medica Ospedaliera. Membro della Società Italiana di Geriatria