Neurologia

Una Riserva Cognitiva per resistere all’invecchiamento

Riserva cerebrale e riserva cognitiva sono due concetti di base sui quali si fonda il ragionamento intorno alle possibilità della mente umana di “resistere” all’invecchiamento. La Riserva cerebrale è, infatti, la capacità individuale a sviluppare, ma anche meglio tollerare, le modificazioni strutturali e funzionali dell’invecchiamento. Quando applichiamo questo concetto alla sfera cognitiva si parla di riserva cognitiva (RC).

Vita attiva vecchiaia migliore

Una vita attiva e stimolante, sia mentalmente che fisicamente, è utile per invecchiare meglio e per limitare o ritardare l’insorgenza delle malattie degenerative collegate all’età – ha spiegato il Professor Gioacchino Tedeschi, Ordinario di Neurologia e Direttore del Dipartimento Assistenziale di Medicina Polispecialistica II presso l’Università di Napoli – infatti, numerose evidenze dimostrano che alti livelli di educazione, attività occupazionali intellettuali e attività ricreative stimolanti (che si traducono in una più alta Riserva Cognitiva), acquisite nel corso della vita, determinano una maggiore tolleranza ai processi di invecchiamento sia fisiologici, realizzando il cosiddetto supernormal aging, che patologici con ridotto rischio e ritardata insorgenza di demenza”.

La ricerca scientifica va proprio in tal senso. Ad esempio, in uno studio che ha monitorato per 4 anni 593 ultrasessantenni non dementi, è stato osservato come individui con meno di 8 anni di educazione avevano un rischio di sviluppare demenza 2.2 volte superiore a quello di individui con maggiore scolarità (Stern e coll. – JAMA 1994). Passando poi dalla sola educazione alla dimensione più ampia di riserva cognitiva, Valenzuela e Sachdev (Psycol Med 2005) hanno evidenziato che una alta riserva cognitiva riduce del 46% il rischio di sviluppare demenza.

Arricchire la riserva cognitiva

Altrettanto importante – ha proseguito il Professor Gioacchino Tedeschi – per le ricadute pratiche, è il fatto che la riserva cognitiva può essere arricchita attraverso una maggiore esposizione ad attività intellettive, occupazionali e ricreative, o più in generale mantenendo uno stile di vita attivo che includa una adeguata attività fisica, anche nelle fasi avanzate della vita”.

Ad esempio, lo studio di Bulen e coll. (Front Aging Neurosci 2010) dimostra come l’esercizio continuativo con specifici video games migliorava le performances cognitive in soggetti anziani. Mentre, Angevaren e coll (Cochrane Database Syst Rev 2008) hanno osservato che l’esercizio aerobico migliorava le performances cognitive in soggetti anziani.

Training cognitivo e plasticità neuronale

Le basi biologiche della riserva cognitiva sono sottese da due meccanismi che possono anche essere coinvolti contemporaneamente e pertanto potenziarsi. Il primo consiste in una aumentata disponibilità di risorse neurali in termini di aumento di terminazioni nervose e di sinapsi. Questo meccanismo è reso evidente dai tanti studi che dimostrano un aumento di volume di specifiche aree cerebrali in seguito a training cognitivo. Ad esempio, un lavoro scientifico dimostra come soggetti anziani che facevano training cognitivo per 90 giorni mostravano un aumento di volume di specifiche aree cerebrali collegate ad altrettanto specifici domini cognitivi (Boyke e coll., J Neurosci 2009).

Il secondo meccanismo è la compensazione neurale, in termini di maggiore impegno/resa di networks interessati dal declino cognitivo e/o nel ricorso a networks alternativi implicati in domini cognitivi non compromessi. Questo secondo meccanismo, altrimenti chiamato plasticità neuronale, è stato dimostrato più recentemente in numerosi studi di risonanza magnetica funzionale.

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