Sunday, Apr. 18, 2021

Stent Riassorbibili – Novità in Cardiologia Interventistica

Pubblicato da :

|

January 13, 2014

|

in:

Stent Riassorbibili – Novità in Cardiologia Interventistica

Negli ultimi 40 anni la cardiologia ha vissuto diverse rivoluzioni. Dalla prima angioplastica coronarica nel 1977, la terapia della cardiopatia ischemica può vantare l’introduzione di sempre più efficaci dispositivi per contrastare le ostruzioni delle arterie coronarie.

Lo stent riassorbibile ha l’aspetto di una gabbietta di plastica di forma cilindrica e rappresenta l’ultima novità nel campo della cardiologia interventistica. Si tratta di uno stent fabbricato con lo stesso materiale utilizzato per i punti di sutura riassorbibili. Ed è infatti questa la sua principale caratteristica: il nuovo dispositivo, chiamato BVS (bioreasorbable vascular scaffold o impalcatura vascolare bioriassorbibile), una volta esaurito il suo compito, quello di tenere aperta la coronaria per il tempo necessario affinché non si richiuda, scompare. I nuovi stent riassorbibili iniziano infatti a dissolversi dopo sei mesi dalla loro applicazione per sparire completamente in circa 2 anni.

I progressi della cardiologia interventistica

Dal 1977, con l’invenzione dell’angioplastica, i cardiologi interventisti hanno a disposizione una tecnica che consente di riaprire le coronarie occluse da trombi o da placche aterosclerotiche grazie a un palloncino. Principale limite dell’angioplastica semplice era il pericolo di una chiusura improvvisa del vaso, superata grazie alla seconda invenzione, l’introduzione degli stent metallici che, come un’impalcatura a rete, permettevano di mantenere aperta la coronaria. Anche gli stent tuttavia avevano ed hanno un punto debole:la restenosi. Lo stesso stent, infatti, è in grado di generare un processo infiammatorio che porta alla crescita di nuovo tessuto al suo interno con conseguente chiusura de vaso.  Da qui l’avvento degli stent medicati (stent “ricoperti” di un farmaco che blocca la proliferazione della parete dell’arteria). Ma ogni nuova tecnologia ha il suo lato oscuro che per gli stent medicati è la trombosi tardiva. L’occlusione, cioè, acuta e potenzialmente più pericolosa di tutta l’arteria che a differenza della restenosi si manifesta improvvisamente dando luogo ad un nuovo infarto miocardico spesso più grave del danno all’arteria che aveva portato all’impianto dello stesso stent.

I vantaggi degli stent riassorbibili

Con i nuovi stent riassorbibili si spera di conservare i vantaggi dello stent metallico, ma di eliminare quelli negativi. Lo scaffold polimerico è coperto da un farmaco antiproliferativo e mima esattamente quello che fa uno stent metallico a rilascio di farmaco. Una volta che l’arteria ha assunto la nuova morfologia, nel giro di 6 mesi la massa del polimero inizia a ridursi. In 2 anni lo stent viene riassorbito, restituendo all’arteria sua elasticità e la sua capacità di rispondere agli stimoli fisiologici e cioè di restringersi e dilatarsi in relazione a questi stimoli. Il fatto di scomparire ha anche altri vantaggi, infatti con lo stent riassorbibile evitiamo di causare uno stimolo infiammatorio cronico alla parete dell’arteria coronaria, possibile causa di restenosi.

A chi possono essere utili gli stent riassorbibili ?

Candidati ideali all’impianto dei nuovi stent riassorbibili sono soprattutto i pazienti giovani, di età inferiore ai 50 anni, che potrebbero avere la necessità di essere sottoposti in futuro a nuovi interventi. Gli esperti sono convinti che il nuovo dispositivo porterà ulteriori vantaggi nel trattamento delle malattie cardiovascolari. È soprattutto grazie ai progressi in questo campo che oggi viviamo più a lungo. Dal 1960 al 2000 la vita si è allungata di 7 anni, un allungamento dovuto per il 70%, cioè per 4,8 anni, alla riduzione delle morti per malattie cardiovascolari.

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

Con un cane si vive più a lungo
Ictus: camminare 1 metro al secondo per tornare al lavoro
Fibrillazione Atriale: colpisce l’8% degli over 60

Due parole sull'autore

antoniosaponaro@laboratorionomentano.it'

Antonio Saponaro

Il dottor Antonio Saponaro si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e specializzazato in Cardiologia presso la seconda Facoltà di Medicina dell’Università “Sapienza” di Roma. E’ in servizio presso il reparto di cardiologia del Policlinico Militare “Celio”. Svolge la sua attività professionale presso il Poliambulatorio Specialistico Nomentano ed in altri ambulatori romani. Ha al suo attivo alcune pubblicazioni sul Giornale di Medicina Militare e su Minerva Cardiologica.