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Piastrinosi o trombocistosi

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August 10, 2013

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Piastrinosi o trombocistosi

La piastrinosi o trombocitosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di un eccessivo numero di piastrine (o trombociti) nel sangue. Si considera elevato un valore superiore a 450.000/mmc. Tale alterazione dell’emocromo si  può riscontrare come fenomeno reattivo, di accompagnamento, in diverse situazioni fisiologiche, come un esercizio fisico intenso, ma soprattutto patologiche. Quindi è fondamentale capire la causa scatenante della piastrinosi stessa per escludere patologie sottostanti, che potrebbero non dare altri segni o sintomi. Molto spesso il riscontro della piastrinosi è infatti del tutto occasionale in seguito ad un emocromo “ di routine”.

Piastrinosi secondaria

Le condizioni patologiche che posso provocare una piastrinosi secondaria, cioè derivante dalla presenza di altre patologie in atto, e che quindi il medico deve escludere, sono:

  • emorragia acuta
  • anemia sideropenica (da carenza di ferro)
  • asplenia (assenza della milza post chirurgica o congenita)
  • tumori maligni
  • malattie del collagene (ad esempio artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico)
  • malattie infiammatorie acute e croniche (ad esempio Morbo di Chron, rettoclite ulcerosa)
  • infezioni
  • emolisi
  • interventi chirurgici recenti
  • utilizzo recente di alcuni farmaci (vincristina, epinefrina, citochine, fattori di crescita).

La Diagnosi

Esclusa la secondarietà ad altre condizioni patologiche, il medico deve osservare il paziente nel tempo: se la piastrinosi persiste per almeno sei mesi ed è di rilievo (conta piastrinica ≥ 600000/mmc in due conte separate nell’arco dei sei mesi), merita un approfondimento diagnostico in senso ematologico. Esistono infatti delle patologie del midollo osseo, chiamate sindromi mieloproliferative croniche (SMP), caratterizzate dalla piastrinosi. In questi casi il quadro clinico può essere completamente silente o mostrare sintomi aspecifici quali cefalea ricorrente, formicolii agli arti, storia di trombosi.

Spesso in queste sindromi all’aumento delle piastrine si accompagnano altre alterazioni dell’emocromo, come una leucocitosi (incremento dei globuli bianchi) e/o una eritrocitosi (incremento dell’ematocrito). Si può avere inoltre un incremento della LDH (latticodeidrogenasi), enzima dosabile nel sangue con un prelievo di routine. Quando la piastrinosi persiste è poi imprescindibile l’ecografia dell’addome per evidenziare un eventuale ingrandimento della milza (splenomegalia).

L’ematologo, sulla base della persistenza della piastrinosi e della presenza degli altri campanelli di allarme suddetti, deciderà se esiste l’indicazione ad effettuare l’aspirato del midollo osseo e la biopsia ossea. Tali prelievi consentono uno studio citologico, istologico e di biologia molecolare. Sulla base di alterazioni caratteristiche riscontrate con questi esami, si potrà porre la diagnosi di una delle SMP (Trombocitemia Essenziale, Policitemia Vera, Milofibrosi Idiopatica o Leucemia Mieloide Cronica).

Piastrinosi: la terapia

In base al tipo di patologia ed alle caratteristiche del  singolo paziente si stabilirà il corretto iter terapeutico.

In molte delle patologie mieloproliferative croniche il problema principale è quello dell’aumentato rischio trombotico, legato a valori stabilmente elevati di piastrine, ematocrito e globuli bianchi. Soprattutto in pazienti di età più elevata e/o in presenza di altri fattori di rischio trombotico, come il diabete, l’ipertensione arteriosa, la familiarità per trombosi,  può essere necessario ridurre i valori di piastrine, ematocrito e globuli bianchi; le strategie terapeutiche sono svariate: chemioterapici “blandi”, che si assumono per bocca, quasi del tutto privi di effetti collaterali, interferone, salassi, sono degli esempi di trattamenti utilizzati in alcuni casi.

In altri casi può essere sufficiente solo una profilassi delle trombosi con terapia antiaggregante.

In altri casi ancora, soprattutto in pazienti giovani, in assenza di altri fattori di rischio e di precedenti trombosi, si effettua la sola osservazione. La diagnosi tempestiva è comunque fondamentale per la prevenzione di complicanze cardiovascolari. Un paziente con SMP deve infatti adottare uno stile di vita adeguato. Esiste inoltre un rischio, anche se basso, di evoluzione delle SMP in malattie ematologiche più aggressive, per cui è imprescindibile il follow-up specialistico.

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Due parole sull'autore

Barbara Montante

Barbara Montante si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” con il massimo dei voti e presso il medesimo ateneo ha ottenuto la Specializzazione in Ematologia. Ha successivamente conseguito il Master Universitario di II livello in Ematologia pediatrica. Ha al suo attivo pubblicazioni su riviste scientifiche italiane ed internazionali. Opera attualmente presso l’UOC Ematologia, Ematologia Pediatrica e Trapianto di Cellule Staminali dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e presso il Centro FCSA per la Terapia Anticoagulante del Laboratorio Clinico Nomentano.