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Quando rivolgersi al Proctologo ?

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November 16, 2012

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Quando rivolgersi al Proctologo ?

Proctologo e Proctologia si occupano delle patologie che interessano la regione ano-rettale. Le patologie più frequenti sono emorroidi, ragadi anali, fistole perianali, ascessi, tumori benigni e maligni dell’ano e del retto ed i disturbi dell’evacuazione (stipsi o incontinenza). proctologo

Proctologo: la visita

Per una corretta diagnosi di queste patologie nella maggioranza dei casi è sufficiente una visita proctologica correttamente eseguita con esplorazione rettale e anoscopia. Nei casi più complessi ci si avvale di una diagnostica di secondo livello che può comprendere l’ecografia trans anale (per lo studio anatomico degli sfinteri), la defecografia (per lo studio dei prolassi, del rettocele, enterocele e stipsi da ostacolata espulsione) e la manometria anorettale (per la valutazione funzionale degli sfinteri e per lo studio della sensibilità retto-anale).

La visita proctologica con anoscopia è un esame semplice, immediato, indolore, che non necessita di anestesia e di particolari preparazioni

Emorroidi

Le emorroidi sono in assoluto la patologia anale più frequente. Sono rappresentate da vene che aumentano di volume  all’interno del canale anale andando incontro a fenomeni di congestione e infiammazione e possono provocare fastidiosi problemi. Tra questi: dolore anale soprattutto alla defecazione, emissione di sangue rosso vivo, prurito, protrusione all’esterno, soiling (fastidiosi residui di muco e siero sulla cute perianale dopo la defecazione), trombosi emorroidaria.

Nella maggior parte dei casi, quando la malattia viene diagnosticata e trattata precocemente, il Proctologo è in condizione di risolvere il problema con terapia medica farmacologica e correzione di alcune abitudini di vita, soprattutto alimentari, o con metodi ambulatoriali assolutamente indolori come ad esempio la “legatura con lacci”.

Si distinguono due tipi di emorroidi: esterne ed interne, in riferimento alla loro localizzazione:

  • le emorroidi interne si formano all’interno del canale anale e normalmente non sono visibili, ma negli stadi più avanzati possono arrivare a protrudere all’esterno del canale anale e dare ostacolo alla defecazione, dolore acuto, sanguinamento e trombosi;
  • le emorroidi esterne si sviluppano a livello della regione cutaneo-mucosa e quindi all’esterno dell’orifizio anale, e sono ricoperte da una cute molto sensibile. Quando si forma un coagulo in una di loro, si viene a sviluppare un rigonfiamento molto dolente (trombosi emorroidaria) che può sanguinare solo in seguito a rottura.  Il paziente avverte una tumefazione di consistenza dura e vivo dolore.

Emorroidi: le cause

Per le emorroidi, esiste una predisposizione di base riferibile alla ereditarietà, alla familiarità e alla costituzione, per cui alcuni individui manifestano più facilmente il quadro patologico. E’ utile ricordare che un soggetto con storia familiare di emorroidi,  ha un rischio di malattia aumentato fino a tre volte. Anche la gravidanza predispone alla comparsa della malattia emorroidaria in virtù delle modificazioni anatomiche e vascolari che avvengono nella gestante. Su un terreno predisponente, quindi é facile che possano agire dei fattori scatenanti che non sempre sarebbero in grado da soli di determinare un quadro di malattia:

a)  alimentazione: una dieta povera di fibre e uno scarso apporto di liquidi, favorendo la stipsi, può indurre l’insorgenza delle emorroidi.

b) alvo stitico, diarrea: la distensione delle vene emorroidarie, già presente in una defecazione normale, può aumentare in caso di sforzo ripetuto e prolungato, per consentire il passaggio di feci dure e voluminose. La diarrea, anche se in misura inferiore, provoca uno stato di irritazione della mucosa che si ripercuote sulla parete dei plessi venosi.

c)  posizione abituale: lavori sedentari o una prolungata stazione eretta possono provocare uno stato di aumentata pressione nelle vene emorroidarie o per gravità o per difficolta allo scarico venoso.

e) fattori endocrino-genitali: assunzione di ormoni, pillola anticoncezionale, ecc. possono influenzare le crisi emorroidarie, facilitandone gli episodi acuti. Particolari fasi del ciclo mestruale possono facilitare l’insorgenza di nuove crisi (ovulazione, mestruazione).

La Terapia

La terapia della malattia emorroidaria varia in base al grado della malattia e alla risposta individuale del paziente. Generalmente negli stadi meno avanzati, il Proctologo tratta la fase acuta della malattia con terapia medica locale e sistemica (flavonoidi e antiedemigeni e unguenti locali). Inoltre, è necessario agire contestualmente sulle cause che determinano il riacutizzarsi della malattia, modificando le abitudini alimentari che favoriscono la stipsi (abbondante apporto di liquidi, dieta ricca di scorie, integratori di fibre, eliminazione dalla dieta di sostanze irritanti per l’ano come caffè, cioccolato, cibi piccanti, insaccati) e correggendo l’aumento ponderale e la sedentarietà.

Clicca qui e leggi l’articolo “Emorroidi: alimentazione e dieta”

Negli stadi più avanzati ed in quelli che non rispondono a terapia medica esistono vari tipi di interventi che a seconda del grado delle emorroidi si eseguono con metodi chirurgici classici o con l’ausilio di suturatrici meccaniche, in anestesia loco-regionale e con degenza ospedaliera breve.

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Ragade Anale

La ragade anale è una fissurazione della mucosa anale all’interno del canale anale, più spesso si localizzata sulla parete posteriore, estremamente dolente al passaggio delle feci e sanguinante.

La ragade, singola o multipla, può essere acuta, quindi di nuova insorgenza, o cronica, ovvero presente da molto tempo e che assume l’aspetto di una cicatrice dura e ricoperta da fibrina. Le cause eziologiche sono varie (feci dure, defecazione difficoltosa che richiede sforzo, ipertono dello sfintere anale,  ferite da residui alimentari, traumi etc).

La ragade anale è estremamente dolorosa. Il dolore inizia con la defecazione e può protrarsi per periodi di tempo variabili da alcuni minuti a qualche ora, ed è causato da una contrazione spastica dello sfintere anale. E’ importante ricorrere subito ad una terapia medica che, se intrapresa precocemente, potrà evitare l’intervento chirurgico.

Nei casi in cui la ragade non è ancora cronicizzata e si riconosce come causa principale la stipsi la terapia individuata dal Proctologo consisterà nel cercare di rendere le feci più morbide e quindi la defecazione meno traumatica agendo sulle abitudini alimentari. Come detto a proposito delle emorroidi, e se concomita un ipertono dello sfintere anale (che può essere valutato con la visita proctologica e con la manometria anorettale), si potrà agire sullo stesso con un ciclo di dilatazioni che il paziente potrà fare autonomamente, opportunamente istruito. Bisogna considerare che l’80% delle ragadi anali guarisce con tali accorgimenti.

Il restante 20 % in cui tali metodi non risultano efficaci e in cui spesso la ragade è divenuta cronica, previo adeguato studio degli sfinteri, andrà incontro ad intervento chirurgico che consisterà nella asportazione della ragade e in una piccola incisione dello sfintere anale (sfinterotomia) che permetterà di limitare l’ipertono sfinterico. Questo intervento richiede tempi minimi e anestesia loco-regionale.

Ascessi e Fistole anali e perianali

Terzi in ordine di frequenza dopo le emorroidi e le ragadi sono senz’altro gli ascessi e le fistole anali e perianali. Tali affezioni, strettamente collegate tra loro e spesso associate, sono patologie su base infiammatoria-infettiva, che derivano da processi infiammatori che partono dalle ghiandole che sono situate all’interno dell’ano-retto e che possono andare incontro a infezione che dapprima si localizza all’interno di una cavità chiusa e poi attraverso la formazione di tramiti fistolosi diffonde in altre sedi più o meno vicine al canale anale.PROCTOLOGO

Gli ascessi si manifestano con tumefazioni dolenti nella regione perianale che si possono rompere dando luogo alla fuoriuscita di materiale purulento misto a sangue e in alcuni casi a febbre.

A volte una volta drenati all’esterno guariscono spontaneamente ma poi tendono spesso a recidivare. La diagnosi si base oltre che su una ben condotta visita proctologica con anoscopia, su una valutazione strumentale che si avvale dell’ecografia trans anale o della risonanza magnetica del pavimento pelvico.

Il trattamento messo in atto dal Proctologo varia anche in questo caso a seconda della complessità delle fistole e degli ascessi, andando dal semplice drenaggio e toilette della cavità, al cerchiaggio con setone, alla asportazione della fistola a veri e propri interventi di plastica e ricostruzione dei piani muscolari e cutanei.

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Due parole sull'autore

antoniogatto@laboratorionomentano.it'

Antonino Gatto

Il Professor Antonino Gatto, già Primario Chirurgo del Presidio Ospedaliero SS. Gonfalone della ASL RMG; è specialista in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso, in Urologia ed in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva. Nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Tor Vergata di Roma è titolare dell’insegnamento di Chirurgia d’Urgenza. E’ autore di oltre 60 pubblicazioni scientifiche di interesse chirurgico e la sua la sua casistica operatoria consta di oltre 6.000 interventi chirurgici di media ed alta chirurgia generale, vascolare, toracica, urologia e plastica.