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Core de mamma: il cuore in gravidanza

Core de mamma!”, è proprio il caso di dirlo! Se pensiamo a quante modifiche funzionali subisce il cuore delle donne in gravidanza, non possiamo che esclamare stupefatti la nostra ammirazione dinanzi agli incredibili adattamenti del corpo durante un momento della vita così meraviglioso e complesso.

Cuore in gravidanza: come cambia

Molti cambiamenti avvengono già a partire dalla 5°-6° settimana. Il volume ematico aumenta mediamente del 50% durante tutta la gestazione. Tale incremento è dovuto principalmente alla ritenzione idrosalina, quindi con una certa discrepanza tra la parte corpuscolata (i globuli rossi,  i globuli bianchi e le piastrine, per semplificare) che resta invariata e quella “liquida” che, appunto, aumenta. Questo squilibrio, oltre alle aumentate esigenze di ferro, è principalmente responsabile dell’anemia in gravidanza che, comunque, può essere facilmente risolta incrementando l’apporto di ferro.  L’aumento del volume ematico è ovviamente necessario per rifornire di sangue sia il feto sia la placenta.

Analogamente anche la quantità di sangue che il cuore riesce a pompare aumenta progressivamente fino alla 24° settimana. Dapprima questo effetto è legato all’incremento del volume ematico che riempie il cuore, successivamente nel terzo trimestre dipende soprattutto dall’aumento della frequenza del cuore. Quest’ultima tende ad essere più veloce proprio verso la fine della gravidanza, arrivando a 10-20 battiti in più (circa il 30%) rispetto al periodo precedente la gestazione.

Ovviamente, tutte queste modifiche, oltre a consentire di sostenere le aumentate esigenze durante la gravidanza, sono anche finalizzate al parto, il momento culmine dello sforzo materno anche da un punto di vista cardiaco. Soprattutto la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la “potenza” cardiaca raggiungono un apice al momento del parto per poi ritornare rapidamente nei limiti entro qualche ora e stabilizzarsi ai valori pre-gravidanza in qualche mese.

Le influenze sul “core di mamma” sono anche meccaniche. L’utero dilatato, infatti, spinge sulla vena cava inferiore, il vaso deputato al ritorno del sangue dagli arti inferiori al cuore ed in tal modo riduce la quota di sangue che riempie l’organo. Tale effetto si manifesta prevalentemente in posizione sdraiata e può condurre allo svenimento della paziente. In questi casi è sufficiente cambiare la posizione e spostare “l’ingombro” lateralmente (decubito laterale) per ripristinare un flusso ematico sufficiente

Pressione arteriosa e gravidanza

Un discorso a parte merita la pressione arteriosa. In tutte le donne, ipertese o meno, la pressione tende a ridursi nel secondo trimestre fino a circa 15 mmHg per poi incrementare nell’ultimo trimestre fino a valori anche superiori a quelli di partenza. Tenendo in considerazione queste fisiologiche fluttuazioni, una diagnosi di ipertensione in gravidanza, ovvero ipertensione indotta dalla gravidanza, è possibile dalla 20° settimana con il riscontro di elevati valori (superiori a 140/90 mmHg) in una donna senza precedenti problemi tensivi. La situazione può complicarsi fino all’insorgenza di problemi renali e di possibili compromissioni a carico del nascituro (pre-eclampsia ed eclampsia), situazioni che richiedono terapie urgenti e talvolta anche l’aborto terapeutico.

Tutti i meccanismi adattativi descritti possono, in pazienti predisposte o già portatrici di malattie cardiache, diventare disfunzionali e quindi inquadrarsi come vera e propria patologia. Fortunatamente ciò accade in una minoranza dei casi (0,5-1% delle donne gravide). E’ comunque necessario riconoscere prontamente sia eventuali patologie cardiovascolari misconosciute prima della gravidanza sia eventuali alterazioni dei processi prima descritti tali da comportare un pericolo per la madre e per il feto.

Pertanto, oltre alla visita cardiologica di routine che di solito si effettua prima del parto, utile a valutare il rischio anestesiologico, sarebbe opportuno effettuare controlli cardiologici periodici ed almeno ad inizio e metà gestazione. Fondamentale è anche controllare frequentemente la pressione arteriosa e riferire prontamente al medico valori anomali di pressione e frequenza.

Infine, come per ogni aspetto della medicina, è fondamentale la prevenzione, tanto più che le possibilità di somministrare farmaci in gravidanza, proprio per la potenziale compromissione del feto, sono fortemente ridotte. In questo caso prevenzione significa serenità e tranquillità: evitare stress psicofisici (lavoro anche d’ufficio fino agli ultimi mesi, ad esempio; trasportare carichi pesanti; affaticarsi in giornate particolarmente calde o fredde), seguire una dieta regolare e sana, senza eccedere nei grassi e negli zuccheri, praticare attività fisica moderata e costante (nuoto leggero, passeggiate in piano). Insomma: vivere con profonda intimità e calma quel rapporto unico tra gestante e nascituro.

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Francesco Ruggiero

ll Dott. Francesco Ruggiero si laurea con lode in Medicina e Chirurgia presso la Seconda Università di Napoli nel 1996. Nel 1997 consegue la specializzazione in Cardiologia presso l’Università di Tor Vergata. Dal 1999 è Ufficiale Medico dell’Esercito ed attualmente in servizio presso l’Unità di Terapia Intensiva Coronarica del Policlinico Militare “Celio” di Roma. Svolge inoltre la sua attività professionale presso diversi poliambulatori e case di cura romani. Dal 1996 è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti.