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Tenere d’occhio i linfonodi

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March 13, 2013

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Tenere d’occhio i linfonodi

Per linfoadenomegalia si intende l’ingrandimento patologico di uno o più linfonodi. Questi ultimi fanno parte del sistema linfatico (un circolo presente in tutto il corpo, parallelo a quello del sangue) che serve al drenaggio della linfa. I linfonodi rappresentano delle “stazioni” lungo tale circolo linfatico ed hanno normalmente un importante ruolo nella difesa dalle più comuni infezioni. Le stazioni linfonodali superficiali principali sono quelle del collo, dell’inguine, delle ascelle. Linfonodi profondi sono presenti in addome e nel mediastino (situato dietro lo sterno).

Linfonodi e situazioni patologiche

In condizioni non patologiche i linfonodi non sono palpabili. In situazioni patologiche invece i linfonodi aumentano di volume e linfonodidiventano palpabili e a volte molto voluminosi e dolenti. In questi casi può essere molto importante discriminare i linfonodi cosiddetti reattivi ad un quadro infettivo/infiammatorio dai linfonodi tumorali.

In particolare un linfonodo di più di 2 cm di diametro merita un approfondimento diagnostico. La presenza di sintomi di accompagnamento (dolore, arrossamento della sede coinvolta) non è un indice di malignità, anzi i linfonodi benigni, infiammatori, in genere sono dolenti.

Se il paziente ha mal di gola, tonsillite oppure una infezione del cavo orale (quale un ascesso dentario) è normale  che i linfonodi del collo siano aumentati di volume. Se vi è una infezione agli arti inferiori (ad es. una puntura di insetto che provoca pus o una depilazione che crea infiammazione) è normale  che i linfonodi dell’inguine siano aumentati di volume. Tale accrescimento indica solo che il linfonodo sta facendo il suo lavoro, cioè sta cooperando con gli altri componenti del sistema immunitario per combattere l’infezione. Individuata la causa, il medico dovrà solo curare l’infezione stessa e prescrivere antiinfiammatori per i sintomi, ove necessario. Una linfoadenomegalia benigna non può trasformarsi in maligna, tenderà a regredire nel tempo.

Linfonodi , linfoadenomegalia e protocolli di diagnosi

Il colloquio e la visita del paziente sono fondamentali per individuare le cause di una febbricola, un calo ponderale inspiegato, sudorazioni notturne, stanchezza intensa. Tali sintomi indicano la necessità di approfondire i controlli. L’ematologo a questo punto prescrive degli esami per individuare eventuali infezioni non diagnosticate, quali mononucleosi, citomegalovirus, herpes simplex, rosolia, toxoplasmosi, HIV, esclude malattie del sistema immunitario, come la sarcoidosi. Vanno inoltre eseguiti esami di routine tra cui l’emocromo ed il Colesterolo LDH per escludere altre malattie ematologiche , come la leucemia acuta o cronica.

Una infezione benigna e più rara che può dare linfoadenomegalia è la Bartonella, ovvero la malattia da graffio di gatto, che può dare l’ingrandimento del linfonodo, in genere ascellare, come unico sintomo. In questo caso la diagnosi  è facilitata da una corretta anamnesi ed è confermata mediante un prelievo di sangue.

Ecografia e Linfonodi

Ma se non si riesce ad individuare una causa evidente di linfoadenomegalia è consigliabile effettuare ulteriori esami. L’ecografia è l’indagine di primo livello: innanzitutto ci dice con precisione le dimensioni dei linfonodi, poi ci fornisce dati morfologici. Se i linfonodi sono superiori ai 2 cm., tondeggianti, confluenti e con un sovvertimento della normale struttura, bisogna essere sicuri di individuarne la causa scatenante.

Va eseguita una ecografia addominale per escludere il coinvolgimento dei linfonodi profondi e della milza, una radiografia del torace  per escludere un coinvolgimento dei linfonodi del mediastino.

Altro organo da studiare in caso di linfoadenomegalie del collo è la tiroide. La tiroidite può provocare un modico ingrandimento dei linfonodi latero-cervicali. In questo caso, si esegue un’ Ecografia della Tiroide.

Nei casi clinici in cui non si riesca ad individuare la causa della linfoadenomegalia e quando quest’ultima persista o aumenti nel giro di poche settimane e comunque in tutti i casi in cui per il quadro clinico vi è forte sospetto di linfoadenomegalia maligna, vi è l’indicazione ad asportare il linfonodo patologico per escludere con certezza, attraverso un esame istologico, che esso sia sede di una infiltrazione tumorale. Alla luce della loro potenziale malignità, è buona regola non trascurare le linfoadenomegalie, anche asintomatiche.

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Due parole sull'autore

Barbara Montante

Barbara Montante si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” con il massimo dei voti e presso il medesimo ateneo ha ottenuto la Specializzazione in Ematologia. Ha successivamente conseguito il Master Universitario di II livello in Ematologia pediatrica. Ha al suo attivo pubblicazioni su riviste scientifiche italiane ed internazionali. Opera attualmente presso l’UOC Ematologia, Ematologia Pediatrica e Trapianto di Cellule Staminali dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e presso il Centro FCSA per la Terapia Anticoagulante del Laboratorio Clinico Nomentano.