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Correre, Correre, Correre …. salvaguardiamo i nostri piedi

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July 23, 2012

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Correre, Correre, Correre …. salvaguardiamo i nostri piedi

“Sotto un cielo grigio ma senza pioggia, ai nastri di partenza si sono presentati 43.741 atleti. Tremilacinquecento gli italiani, come spesso accade seconda nazione dopo gli Usa per numero di partecipanti.  A festeggiare i partecipanti lungo le strade della città – secondo le stime degli organizzatori – sono scese in piazza circa 2 milioni di persone, 330 milioni in tutto il mondo gli spettatori che hanno seguito la gara in televisione”.

Questa è solo una delle tante descrizioni della partecipazione alla maratona più famosa del mondo, quella di New York, che ognuno di noi ha potuto leggere sui nostri quotidiani. I numeri danno una idea della la passione per la corsa, sia a livello amatoriale che agonistico. Non c’è corridore, tuttavia, che non sia incorso almeno una volta in qualche problema. La maggior parte delle lesioni che si verificano durante la corsa ed il jogging (ad es. tallonite o problemi al tendine d’Achille) sono causate da fattori ricorrenti che i runner possono prevenire od evitare da soli.

Le lesioni della corsa

Le lesioni si verificano, in genere, in quattro distinti periodi di tempo: durante i primi 4-6 mesi di corsa, al momento della ripresa della corsa dopo una lesione, oppure quando  si aumentano la distanza o la velocità della corsa. Sicuramente, la prima causa di problemi sono gli errori di allenamento, soprattutto l’assenza di uno stretching adeguato, le rapide variazioni nella distanza percorsa e l’insufficiente riposo tra una sessione e l’altra di allenamento. Un ruolo determinante lo giocano, però, anche le scarpe che devono essere in grado di accogliere in maniera adeguata la particolare anatomia del piede di ciascun atleta e questo ci porta ad approfondire quelle patologie che molto spesso limitano gli atleti a causa dei dolori ai piedi.

La Tallonite

La lesione più frequente è la tallonite. Con questo termine si intende l’infiammazione dolorosa dei tessuti del tallone, che può propagarsi in avanti lungo la pianta del piede attraverso la fascia plantare o indietro lungo l’estremità posteriore del caviglia distorsione della caviglia tendine d'achille tallonitepiede. Talvolta, il dolore può raggiungere addirittura il polpaccio. L’insorgenza può essere la più varia, potendo essere lenta e subdola come improvvisa e causare una completa impotenza funzionale. Che fare? Interrompere immediatamente le attività e mettersi per qualche giorno a riposo. Se il dolore è importante assumere dei farmaci antiinfiammatori per via generale. Terzo, consultare uno specialista ortopedico.

Cosa dobbiamo appurare? Se il dolore è stato solo causato da un sovraccarico o dall’utilizzo di una scarpa errata, inadatta o scarica (dopo averle usate per circa 800-1.000 km le scarpe devono essere cambiate) è sufficiente il riposo, la crioterapia locale, la terapia analgesica e delle applicazioni di terapia fisica locale a base di ultrasuoni, laser, tecarterapia, onde d’urto o nuove forme di elettroterapia per risolvere in alcuni giorni il problema.

Attenzione al Tendine d’Achille

Ben diverso il discorso se all’infiammazione dei tessuti molli si associa la presenza di una protuberanza ossea inferiore o posteriore del calcagno con interessamento anche della struttura tendinea più importante e nobile della gamba, il Tendine d’Achille, che costituisce il tramite di inserzione dei muscoli del polpaccio sul piede in particolare sul calcagno. In questi casi, lo specialista dovrà visionare un esame radiografico del piede (onde valutare la forma e l’appoggio del piede ed escludere eventuali microfratture da stress) e richiedere un ulteriore approfondimento diagnostico per i tessuti molli, quali una ecografia od una risonanza magnetica. La terapia varierà col variare dei reperti riscontrati.

Operare la tallonite in artroscopia

Nei casi più importanti si potrà arrivare a decidere di asportare la parte d’osso sporgente e dolente, a regolarizzare la forma della porzione posteriore del calcagno e a liberare il tendine d’Achille da tutto il tessuto infiammatorio che lo avvolge e lo accorcia, limitandone la corretta funzione e determinando un’alterazione dell’appoggio dei piedi. Va sottolineato che tutto questo oggigiorno può essere effettuato in artroscopia: il che vuol dire solo alcune piccole incisioni di circa un centimetro in anestesia locale ed una semplice fasciatura post-operatoria. Tramite questi piccoli accessi, noi chirurghi ortopedici introduciamo un’ottica collegata ad una telecamera che ci consente di vedere nel massimo dettaglio possibile l’anatomia normale e patologica e di introdurre strumenti miniaturizzati motorizzati in grado di asportare, grattare o radere le superficii ossee nonché particolari terminali di apparecchi di radiofrequenze in grado di coagulare ed asportare il tessuto patologico. Una volta liberato il tendine d’Achille, intorno ad esso è oggi anche possibile depositare fattori di crescita piastrinici in grado di interrompere il processo infiammatorio e rigenerare un tessuto tendineo sano ed elastico.

Ciò consente di abbreviare i tempi di recupero e la ripresa degli allenamenti e delle attività sportive. Ho detto riduce e non azzera i tempi di recupero: ciò significa che dopo l’intervento è sempre di assoluta importanza prevedere 2-3 settimane da dedicare al riposo e alla ripresa, guidata dal chirurgo operatore e dal fisioterapista esperto, del carico e delle attività secondo uno schema opportuno al trattamento effettuato. Al termine di questa fase, sarà cura del preparatore atletico riportare gradualmente l’atleta ai massimi rendimenti.

I suggerimenti per i runner

In conclusione, alcuni suggerimenti:

  • scegliere accuratamente le scarpe sportive, eventualmente dopo aver effettuato un esame baropodometrico e portando con sè i plantari prescritti
  • prima di cominciare l’attività sportiva effettuare un accurato riscaldamento, con un attento stretching dei muscoli degli arti inferiori
  • evitare se possibile di correre su superficii in cemento o troppo ruvide
  • evitare all’inizio l’ “hill training” per non sovraccaricare le ginocchia e le caviglie
  • in caso di attività agonistica, affidarsi ad un preparatore esperto in grado di sviluppare un programma corretto della durata e del tipo degli allenamenti e degli adeguati periodi di riposo
  • mai sottovalutare eventuali primi disturbi, possibile avvisaglia di patologie importanti

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Due parole sull'autore

fabiosciarretta@laboratorionomentano.it'

Fabio Sciarretta

Il Dott. Fabio Sciarretta è specializzato in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Chirurgo ortopedico, ha prestato servizio in qualità di dirigente sanitario presso l’Ospedale San Giovanni Battista di Roma, presso il Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Civile di Velletri e presso l’Ospedale Israelitico di Roma. Svolge attualmente la sua attività professionale presso diverse case di cura romane. E’ stato relatore in oltre 40 congressi nazionali ed internazionali ed ha al suo attivo 38 pubblicazioni.